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Pensioni, per Opzione donna ritorna molto probabile il criterio dei figli

Un bonus in formato “super” per il rinvio dell’uscita anticipata una volta raggiunte le nuove soglie di Quote di 103. Che però al contempo blocca per sempre l’importo della pensione, di fatto penalizzandola, sostanzialmente al livello raggiunto all’atto della decisione del posticipo. Le ultime bozze della manovra aprono la strada a una decontribuzione del 33% da riversare totalmente nello stipendio del lavoratore dipendente che lo richiedesse alla maturazione dei 62 anni d’età e 41 di contribuzione. Ma ancora la notte scorsa al ministero dell’Economia si continuava a lavorare sulla rotta gia annunciata: quella di un incentivo del 10% (la percentuale di sostegni a carico del lavoratore), che rimane il più probabile, e che bloccherebbe comunque la crescita dell’assegno.

Mef, i contenuti sono quelli approvati in Cdm

Secondo il Mef le bozze in circolazione non vanno prese in considerazione. Con una nota divulgata ieri il dicastero guidato da Giancarlo Giorgetti conferma che su vari capitoli, come quello delle pensioni e, in modo particolare, di Opzione donna, «le cosiddette bozze che circolano a vari livelli rischiano di non corrispondere alla realtà dei fatti». Non solo: il ministero dell’Economia «conferma, per ora, i contenuti gia approvati nel Cdm di lunedì scorso».

La versione Opzione donna

La versione di Opzione donna rimarrebbe quindi quella annunciata con la soglia anagrafica dell’uscita anticipata per tutte le lavoratrici modulata alla luce del numero dei figli: a 58 anni con 2 o più, a 59 con uno solo e a 60 senza “prole”. Non ci sarebbe pertanto la marcia indietro che si profilava, e che non sarebbe dispiaciuta al ministero del Lavoro, per ricorrere solamente a una proroga secca dell’attuale meccanismo, visti anche alcuni dubbi gia manifestati di un rischio di incostituzionalità della misura.

La partita in Parlamento

Anche per questo motivo, se il testo finale della manovra confermerà, come sembra, la ”variabile figli”, la partita si riaprirà in Parlamento. Dove l’attenzione si concentrerà anche sull’incentivo per favorire la permanenza al lavoro degli over 62 con 41 di sostegni. La misura contenuta negli ultimi testi del Ddl di bilancio ricalca il cosiddetto bonus Maroni con un super-incentivo del 33% (decontribuzione totale) che farebbe salire la busta paga degli impiegati lavoratori di all’incirca 280 euro netti al mese nel caso di un reddito lordo annuo da lavoro di 15mila euro e addirittura di quasi 690 euro netti al mese con un reddito lordo da 50mila euro l’anno. Ma il rinvio (“volontario”) dell’uscita anticipata con i requisiti di Quota 103 bloccherebbe di fatto in maniera automatico il livello della pensione, che rimarrebbe per sempre “leggera”.

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