Per gli Usa la Cina non è più un manipolatore valutario

Per gli Usa la Cina non è più un manipolatore valutario

Economia

La mossa distensiva del Tesoro americano prepara il terreno per la firma alla Casa Bianca dell’accordo sulla fase uno della tregua commerciale. Le strategie di Trump legate alla campagna elettorale e all’economia

Per il Dipartimento al Tesoro Americano la Cina non è più un ‘manipolatore di valute’. La mossa distensiva, riportata dalle principali testate finanziarie internazionali, arriva nella settimana in cui è attesa la firma della fase uno della sospensione della Guerra dei Dazi tra Washington e Pechino e prende atto degli sforzi fatti secondo gli americani dalla Cina per astenersi da svalutazioni competitive, un fatto che viene considerato parte integrante degli accordi che stanno per chiudere sul commercio. L’etichetta di manipolatore valutario è rimasta appiccicata sulle spalle dei cinesi solo pochi mesi, dalla scorsa estate quando le tensioni tra i due paesi erano salite anche per la brusca svalutazione dello yuan. Ora la situazione si è invertita e oggi la moneta cinese viaggia ai massimi di 5 mesi contro dollaro.

TRUMP PRONTO A RIVENDICARE IL SUCCESSO DELLA SUA STRATEGIA COMMERCIALE
In settimana è atteso a Washington Liu He, il vice-premier cinese che dovrebbe firmare in una solenne cerimonia alla Casa Bianca l’accordo commerciale che dovrebbe chiudere la fase uno della Guerra dei Dazi. Molto probabilmente Donald Trump non si farà sfuggire l’occasione per rivendicare l’efficacia della politica di confronto sul terreno degli scambi commerciali avviata non appena insediato alla presidenza tre anni fa praticamente con il resto del mondo: oltre a Cina l’Europa, il Giappone, Canada e Messico, con i quali alla fine ha rinegoziato il NAFTA a condizioni più favorevoli agli americani…

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** Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge