Primarie Pd, guerra di cifre tra le mozioni. Ecco come funzionano

A 16 giorni dall’inizio del voto nei circoli e ad un giorno dalla fine, mancano ancora i dati ufficiali – seppur parziali – delle primarie Pd. Di ufficiale c’è solo la dichiarazione di ‘guerra’ tra le mozioni. Celati dalla riservatezza delle fonti parlamentari, alcuni protagonisti quotidianamente producono un bollettino apertamente contestato dalle mozioni opposte. Se per alcune fonti i dati ufficiosi vedono Nicola Zingaretti saldamente in testa con il 48,4 per cento (21.976 voti su 45.398) – distaccando il segretario uscente al 33,4% (15.160 voti), Roberto Giachetti al 13,5% (6126 voti), Francesco Boccia al 3,3% (1506 voti), Dario Corallo allo 0,7% (337 voti) e Maria Saladino allo 0,6% (293 voti), per Tommaso Nannicini, responsabile nazionale della Mozione Martina, le distanze sono ben altre: Zingaretti 44,6 – Martina 40,8 – Giachetti 11,1 – Boccia 2,7 – Corallo 0,4 – Saladino 0,4.

Il regolamento
Ma come funzionano le primarie dem? Il voto nei gazebo per eleggere il nuovo segretario del Partito democratico è fissato per il 3 marzo 2019, a un anno dalla sconfitta elettorale delle Politiche del 2018. Ma la macchina del congresso è in moto già da molti mesi, seguendo le istruzioni del regolamento varato a novembre 2018. Per la quinta volta dalla nascita del PD, nel 2007, il segretario sarà scelto dando l’ultima parola agli elettori. Attraverso, però, una pre-selezione dei nomi in corsa fatta dai soli iscritti al partito.

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