Quando il CreVal si ritirò dallo strano affare Tercas

«Nell’estate del 2013 la Vigilanza ricevette una manifestazione di interesse per Tercas da parte di un’altra banca, che poi rinunciò nell’ottobre 2013. Alla fine dello stesso mese venne considerata la manifestazione di interesse dei vertici della Banca Popolare di Bari, che poi decisero di realizzare l’operazione in base a una autonoma valutazione». Nella lunga e articolata difesa di Bankitalia del proprio operato nella pluriennale gestione della crisi di Popolare Bari, riemerge il particolare dell’interesse per Tercas di un’altra banca. Via Nazionale non fa nomi ma nell’ambiente bancario è pubblico che il fortunato predestinato era il Credito Valtellinese, che all’epoca era già azionista di Tercas con circa il 10% del capitale.

I valtellinesi, con i loro consulenti, effettuarono una due diligence e dialogarono con il commissario di Tercas nominato da Bankitalia. Il prezzo da pagare, quando ancora le banche da salvare venivano pagate e non concesse a un euro, fu ritenuto fuori mercato dalla banca presieduta da Giovanni De Censi che, quasi scusandosi con Bankitalia, si ritirò per evitare di infilarsi in un guaio. CreVal non era una banca propriamente in salute, ma rifiutò ciò che poi la malmessa Popolare Bari accettò con enfasi. Un mistero che resta da chiarire.