Quando si produce un’amnesia e si rimuove il Parlamento

Capita, quando si dismette un’abitudine, che si produca un’amnesia. Succede ora con la Tav: il primo vero braccio di ferro tra i due contraenti di governo mette in forse la stessa sopravvivenza di questo esecutivo. Difficile, anche per l’avvocato Conte, fin qui maestro di acrobazie in grado di accontentare i committenti e la loro voracità di consensi, trovare una formula mediana tra il sì e il no. Che stia, vale a dire, perfettamente a metà tra le due opzioni, senza pendere di un solo millimetro verso l’una o l’altra.

La questione rientra, evidentemente, tra quelle irrinunciabili, anche per chi ha fin qui assimilato e digerito le più vistose contraddizioni con se stesso, i propri principi, le proprie promesse. Ed ecco il soccorso della memoria: ricordando che esiste, nelle democrazie, un organo deputato a rappresentare il popolo sovrano e le sue istanze, il parlamento. In Italia si compone addirittura di due camere, entrambe abilitate a definire su ogni questione quale sia la soluzione più rappresentativa della volontà degli elettori. Anche sulla Tav. Le Camere si possono convocare oggi per domani, e possono deliberare in tempo per la pubblicazione dei bandi per la Tsv, lunedì prossimo. Per due forze populiste, protese sempre verso la soddisfazione della volontà popolare, non un ripiego, quindi.

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