Quanto sei soddisfatto dello stipendio? Parte la nuova indagine

MILANO – Gli ultimi dati dell’Istat hanno tracciato il ritorno tra gli italiani della propensione al risparmio, frutto di un mix di aumento del reddito delle famiglie e rallentamento dei consumi. Nel terzo trimestre del 2017, ha detto l’Istituto di statistica, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,7% e del 2,1% su base annua; di contro i consumi sono saliti solo dello 0,2% e ciò ha dato vita a un recupero della capacità di “mettere da parte” di 0,5 punti percentuali, con la propensione al risparmio salita all’8,2%.
Quando si parla di lavoro, la busta paga la prima delle variabili che si vanno a guardare per definire la propria soddisfazione. Anche se i soldi non fanno tutta la felicità e sempre più la domanda dei dipendenti si sta spostando verso altri temi, che vanno dalla possibilità di lavorare in maniera “smart” alla agevolazione della conciliazione degli impegni professionali con il resto della vita privata. Tema particolarmente sentito dalle donne, che ancora vivono un ingiustificato ritardo salariale rispetto ai maschi che svolgono funzioni comparabili e sulle quali ricade in molti casi il maggior peso della gestione delle altre incombenze di casa, dalla cura dei figli a quella dei parenti bisognosi. In sostanza, come abbiamo avuto modo di verificare direttamente dalle risposte dei lavoratori, per i dipendenti lo stipendio fisso – se non adeguato – è il primo motivo per lasciare il posto di lavoro, anche se non risulta essere il più importante fattore di motivazione e di engagement.
In questo contesto, l’Osservatorio Jobpricing alimentato grazie ai dati raccolti dai lettori di Repubblica.it traccia ogni anno il giudizio che gli italiani danno della loro busta paga. Nell’edizione del 2016 era emerso un voto negativo (3,8 punti in una scala da 1 a 10) sulla “soddisfazione complessiva”. Giudizio condito da accenti fortemente critici sulla capacità delle aziende di impostare in modo meritocratico la retribuzione dei loro dipendenti (ad esempio, assegnando le promozioni a chi le meriti), per quanto si rintracciassero giudizi positivi sull’equità interna ed esterna tra le strutture di lavoro (ovvero che le retribuzioni fossero pari tra persone diverse della stessa azienda, che nella concorrenza con i competitor). Anche quest’anno, ai lettori-lavoratori si propone dunque il quesito: siete contenti del vostro stipendio?
OAS_RICH(‘Bottom’);er i dipendenti lo stipendio fisso – se non adeguato – è il primo motivo per lasciare il posto di lavoro, anche se non risulta essere il più importante fattore di motivazione e di engagement.