Reddito di cittadinanza, Confindustria: «Troppo alto, scoraggia il lavoro»

Invece di incentivare l’offerta, il reddito di cittadinanza – “cuore”, insieme a quota 100, del decreto legge 4/2019 – rischia di avere «un effetto scoraggiamento» sulla ricerca del lavoro da parte dei disoccupati anche alla luce del «livello troppo elevato del beneficio economico», fino a 780 euro al mese per un single, «considerando che lo stipendio mediano dei giovani under 30 si attesta a 830 netti al mese». A dare voce ai timori delle imprese è Pierangelo Albini, direttore dell’Area Lavoro e Welfare di Confindustria, nel corso dell’audizione sul cosiddetto “Decretone” in Commissione Lavoro del Senato.

Albini si è detto preoccupato anche per il passaggio dal Reddito di inclusione (Rei) al nuovo reddito di cittadinanza e per il nuovo impegnativo ruolo affidato ai Centri per l’impiego. «Nel momento in cui superiamo il Rei che faticosamente era impiantato e introduciamo il reddito di cittadinanza – ha spiegato – la preoccupazione è che ci si trovi a non avere uno strumento che avevamo e contemporaneamente non avere ancora il nuovo». «Arrivare a realizzare il reddito di cittadinanza è molto delicato, l’operazione è abbastanza complicata: servono tre decreti attuativi del ministero del Lavoro, due piattaforme digitali, l’accordo Stato-Regioni, l’emissione di provvedimenti Inps e Anpal», ha ricordato Albini. In più «l’incontro tra domanda e offerta è stato affidato ai centri per l’impiego, ma la situazione di difficoltà dei centri per l’impiego è abbastanza evidente».

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