Referendum Tav, pressing del Piemonte: costa 10 milioni, serve election day

«Se il ministro Salvini non risponderà alla nostra lettera torneremo a breve alla carica. La consultazione popolare che abbiamo chiesto sulla Tav costerebbe oltre 10 milioni di euro. Per questo abbiamo chiesto al Viminale il via libera a un election day con le elezioni europee e le regionali del 26 maggio. Se dovessimo avere risposta negativa rinunceremmo alla consultazione. Ma ci aspettiamo una replica ufficiale giuridicamente circostanziata. E in tempi rapidi visto che il consiglio regionale decade a fine mese». È il punto di vista che filtra dalla Regione Piemonte a una settimana dalla lettera al ministro dell’Interno in cui si chiede «lo svolgimento della consultazione popolare nello stesso giorno delle imminenti consultazioni elettorali europee, regionali e amministrative» perché «permetterebbe di ottenere la necessaria garanzia di regolarità e nel contempo di conseguire un significativo risparmio economico».

La chiusura di Salvini e Conte
Salvini in passato ha aperto più volte alla consultazione popolare sulla Tav («Ai referendum siamo sempre e comunque favorevoli»). Ma una settimana fa ha chiuso all’ipotesi, dicendo tranchant che «il referendum non si può fare perché manca la legge della Regione Piemonte». Lo ha detto spalleggiato dal premier Giuseppe Conte («Non ci sono gli strumenti giuridici»).

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