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Riforma processo civile, gli avvocati alla prova delle nuove strategie

Gli avvocati sono pronti a usare le procedure e gli strumenti introdotti dalla riforma civile. E, a pochi giorni dall’entrata in vigore, guardano alle opportunità aperte nei diversi ambiti dagli interventi pensati per diminuire i tempi dei processi del 40% entro giugno 2026: dal 1º grado alle cause di lavoro, al rito unico in materia di persone, i minorenni e i nuclei familiari. La quasi totalità della riforma ha infatti appena debuttato: si applica ai processi instaurati dal 1° marzo scorso, con un anticipo di 4 mesi, deciso con la legge di Bilancio, nei confronti della scadenza originaria del 30 giugno 2023.

Restano anche vari punti interrogativi, legati perlopiù alla declinazione pratica delle misure negli uffici, alle prese con i procedimenti in corso, che proseguono con le vecchie regole, e per ora rafforzati (a tempo) solo dagli addetti all’ufficio per il processo.

Il 1º grado

Tra le novità principali c’e la riforma della fase introduttiva e di trattazione del processo di 1º grado. «L’anticipazione delle memorie e la diminuizione dei tempi del deposito impongono di avere subito chiaro il quadro di prove e documenti per istruire il caso», spiega Sara Biglieri, partner di Dentons. Ora lo scambio tra le parti delle 3 memorie istruttorie avviene infatti prima dell’udienza di comparizione e con termini più stretti, mentre in precedenza avveniva dopo la 1ª udienza. Il 1º effetto e che «noi avvocati dobbiamo educare i clienti a fornirci tutte le prove in tempi brevi. Altresi, le parti devono partecipare di persona per essere interrogate sui fatti di causa dal Giudice che poi tenta la conciliazione. e un passaggio nuovo a cui occorre preparare i clienti».

«I nuovi termini sono a favore dell’attore – incalza Luca Pescatore, partner di Baker McKenzie –, mentre il convenuto deve reagire in tempi molto stretti». Infatti, tra la notificazione dell’atto di citazione e la 1ª udienza devono decorrere quanto meno 120 giorni, contro i 90 della precedente disciplina, ma il convenuto deve costituirsi quanto meno 70 giorni prima dell’udienza (contro i 20 giorni delle vecchie norme). «Chi riceve una citazione deve rivolgersi subito al legale. E i team difensivi devono essere ben strutturati e agire rapidamente», continua Pescatore. «Tra le novità c’e anche l’opportunità per il Giudice di emettere, se la domanda e fondata, un’ordinanza di accoglimento. e una disposizione reclamabile, ma e bene che i difensori del convenuto siano convincenti. Le premesse per velocizzare le decisioni ci sono, tanto che abbiamo deciso di aspettare l’esordio della riforma per notificare un atto di citazione a cui stavamo lavorando».

Novità anche per la forma degli atti: «Atto di citazione e comparsa di risposta devono andare dritti al punto – osserva Antonio Satalino, partner di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici – e rispettare il principio di chiarezza e specificità, ora recepito nel Codice di procedura civile. Anzi, potrebbe sembrare si vada verso schemi informatici degli atti giudiziari, da definire con decreto dal ministro della Giustizia. Vedremo, ma se una schematizzazione potrebbe avere senso per atti standard come i ricorsi per decreto ingiuntivo, mi pare difficile per quelli più articolati». Per Satalino «e apprezzabile il nuovo rinvio pregiudiziale interpretativo alla Cassazione dal Giudice di merito: può evitare di alimentare giudizi inutili. La riforma contiene istituti interessanti, ma la loro efficacia nel ridurre i tempi dipenderà dall’applicazione pratica e dall’efficienza degli uffici».

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