Rimborsopoli M5S, Sarti: «Non mi dimetto». I vertici: «Espulsione doverosa»

L’espulsione dal M5S di Giulia Sarti è «doverosa». Il diktat, da attribuire a fonti vicine ai vertici pentastellati, ricalca il giudizio del capo politico Luigi Di Maio. Ed è una vera doccia fredda per la deputata romagnola, che nel 2018 accusò Andrea Tibusche Bogdan, ex fidanzato e collaboratore, di averle sottratto parte dello stipendio di parlamentare che avrebbe dovuto restituire al Movimento. Dopo le sue dimissioni dalla guida della commissione Giustizia di Montecitorio, lo scorso 26 febbraio, e l’annuncio di autosospensione dal M5S, Sarti è tornata oggi sulla rimborsopoli grillina per escludere ogni ipotesi di dimissioni o il passaggio al Misto. «Non c’è motivo, io non sono espulsa dal M5S», ha spiegato rispondendo al “Fatto quotidiano”, e «confido di rimanere nel Movimento perché non ho fatto assolutamente niente. Io non lascio il M5s, io l’ho fatto nascere».

Non la pensa così però il vertice pentastellato, deciso a chiudere quanto prima una vicenda divenuta politicamente imbarazzante dopo i servizi delel “Iene” e la recente archiviazione delle accuse di appropriazione indebita aggravata a carico di Bogdan. Archiviazione che fa pensare ad una diretta responsabilità della deputata per i bonifici (in tutto circa 23mila euro destinati al Fondo M5S per il microcredito) prima disposti e poi revocati. «Nei confronti della deputata M5S – fanno sapere le stesse fonti – si è avviato il procedimento disciplinare davanti al collegio dei probiviri. E le è stato comunicato il 4 marzo 2019. Si attende l’esito». Esito che difficilmente permetterà a Sarti – che oggi ha partecipato all’elezione della pentastellata Francesca Businarolo alla presidenza della II commissione di Montecitorio – di rimanere nella fila del M5S.

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