Siria: Turchia sferra attacco contro truppe governative


La Turchia ha lanciato attacchi da terra e dallo spazio aereo contro le truppe governative siriane, dopo che sei militari turchi sono rimasti vittime dei bombardamenti del regime del presidente siriano, Bashar al Assad, nel nord del Paese, mettendo a rischio il fragile patto di sicurezza siglato dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e dall’omologo russo, Vladimir Putin, principale alleato della Siria.

“Coloro che mettono alla prova la determinazione della Turchia con attacchi così codardi capiranno che stanno commettendo un grave errore”, ha dichiarato Erdogan alla televisione turca, prima di partire per una visita programmata in Ucraina.

I soldati turchi uccisi oggi si trovavano nella provincia di Idlib, nella parte nord occidentale del Paese, vicino al confine con la Turchia, dove Ankara ha dispiegato le sue truppe in 12 posti di osservazione. Il Governo di Erdogan ha stipulato un accordo per il cessate il fuoco con il Cremlino nel settembre 2018, nel tentativo di prevenire un’offensiva militare che potrebbe far attraversare a oltre tre milioni di civili il confine in Turchia. La Turchia ospita già milioni di rifugiati siriani e sta cercando di rimpatriare molti di loro.

Tuttavia, l’accordo, noto come il patto di Sochi, è gradualmente andato in pezzi quando le forze governative siriane hanno ripreso gli attacchi contro le città e i villaggi vicino al confine turco, ormai controllati dai ribelli, sostenuti dagli attacchi aerei russi.

La Russia ha criticato la Turchia per non essere stata in grado di respingere gli estremisti ed espellerli da Idlib, tra cui alcuni precedentemente affiliati ad al Qaeda. Il supporto aereo di Mosca è stato fondamentale per aiutare le forze armate siriane a prendere il controllo delle aree detenute dai ribelli, tra cui Maraat al Numan, una città strategica, sull’autostrada Aleppo-Damasco, fino a poco tempo fa simbolo dell’opposizione al regime di Assad.

Gli attacchi turchi di oggi, tuttavia, marcano un raro momento di confronto diretto tra Ankara e Damasco e arrivano tre mesi dopo all’offensiva turca nella Siria nord orientale, nel tentativo di prendere il controllo dei territori detenuti dalle milizie curde, che Ankara considera una minaccia terroristica.

Sebbene le autorità siriane abbiano dichiarato di non aver subito vittime, l’incidente potrebbe mettere alla prova i limiti della collaborazione tra Ankara e Mosca, e la strategia di Erdogan di sostenere i ribelli che combattono contro il presidente siriano.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che il presidente russo non ha ancora parlato con la controparte turca. Nel tentativo di costringere il regime di Assad a ridurre la sua campagna nella provincia di Idlib, la scorsa settimana le forze ribelli siriane hanno cominciato ad attaccare la città di Aleppo, sotto il controllo del Governo dalla fine del 2016.

Questa strategia rischia, tuttavia, di aprire un nuovo fronte nello scontro. I ribelli, sostenuti dalla Turchia, controllano l’area a nord di Aleppo e fino ad ora sono stati protetti dalla creazione di una no fly zone. Gli attacchi governativi potrebbero indurre i residenti a fuggire verso il confine turco, che si aggiungerebbero alle già 400.000 persone che sono fuggite a Idlib negli ultimi due mesi.

Ci sono già stati numerosi tentativi di attraversare il confine turco, nonostante l’intensa attività di pattugliamento alla frontiera, sul lato turco del confine. Ieri gli attivisti siriani hanno lanciato la campagna ‘Da Idlib a Berlino’, che chiede che gli sfollati che stanno fuggendo dalla guerra ottengano asilo in Europa.

fux

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