Tav, Di Maio e Salvini restano distanti

Un’ora appena per uscire da Palazzo Chigi come erano entrati: sulla Tav Salvini e Di Maio non trovano l’intesa. Lo certifica lo stesso premier Giuseppe Conte al termine del vertice quando spiegava attorniato dai microfoni che si andrà avanti a oltranza per tentare di arrivare a un accordo nella maggioranza entro venerdì. Il tempo è infatti scaduto. Lunedì Telt, la società italo francese che gestisce la realizzazione dell’opera, dovrà pronunciarsi sull’avvio o meno dei bandi per la realizzazione del tunnel di base della Torino-Lione, pena la perdita immediata di 300 miloni di fondi europei.

Se fino a una settimana fa sembrava scontato il via libera, ora non è più così. E ancora una volta è toccato a Conte ratificare lo stallo («Non abbiamo ancora deciso») e prestarsi alla rassicurazione di rito: «Sulla tav il governo non rischia». Ma non ci crede probabilmente neanche lui. E questo perché sulla Tav né Salvini né Di Maio possono permettersi di arretrare. L’insofferenza che arriva dal nord, dal mondo produttivo è un campanello d’allarme per il leader della Lega, a maggior ragione dopo che il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti ha deciso di puntare proprio sull’alta velocità per riconquistare i consensi perduti. Ma, a parti invertite, lo stesso ragionamento vale per Di Maio che dopo le debacle elettorali e il rischio sorpasso dei Dem non può cedere all’alleato. Conte garantisce che la decisione sarà «nell’interesse del paese». Ma chi lo rappresenta questo interesse, la Lega o il M5s?

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