Termini Imerese, adesso il Paese faccia sistema

Non c’è pace per Termini Imerese. È come se l’impronta, che secondo la tradizione San Calogero lasciò nella roccia del monte mentre combatteva i demoni, avesse segnato senza speranza il destino di questo angolo di Sicilia. Da quando la Fiat, dieci anni fa, ha chiuso la fabbrica perchè produrre auto qui costava troppo, è iniziata una via crucis industriale che ha messo in ginocchio l’economia di un intero territorio. Si è passati dai quattromila operai (tra diretti e indotto) che sfornavano la Cinquecento, la Panda, la 126, a settecento famiglie (570 lavoratori in cassa integrazione e 130 rientrati nell’impianto) che non vedono più un futuro davanti a sè. Hanno vissuto gli anni della grande speranza, quando Fiat dava tanto al Paese e riceveva altrettanto. Poi quelli delle improbili scommesse di chi è subentrato al gruppo oggi più americano che italiano. Infine alla sfida visionaria di Blutec, finita ora…
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