Tfr agli statali, fondi per i disabili e clausola sulla spesa: i nodi da sciogliere del «decretone»

Dal Tfr agli statali con l’anticipo da parte delle banche e lo scoglio dei tassi di interesse, al tema del reddito di cittadinanza alle famiglie con disabili che sembra aver ridotto l’importo generale dell’assegno. Infine, la clausola di salvaguardaia riguardante la spesa per quota 100. Sono questi i nodi del decretone reddito di cittadinanza-quota 100 da sciogliere prima dell’inizio del consiglio dei ministri slittato alle 18. Il vertice di maggioranza di stamattina sembra aver contribuito a dipanare la matassa. «Tutto risolto, tutto bene, il testo
è pronto» ha affermato il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, lasciando Palazzo Chigi al termine del vertice. E in una nota palazzo Chigi ha assicurato
ci sono tutte le risorse per quota 100 e per reddito di cittadinanza.

Il Tfr agli statali
Se l’impianto generale delle due misure di bandiera è noto da tempo, sono i dettagli, ora, a creare ‘dissonanze’, con la Ragioneria tirata in ballo ogni volta che emerge una divergenza tra i gialloverdi. In primo luogo c’è comunque la questione statali: risolta la querelle sulla finestra di prima uscita (all’inizio
doveva essere a ottobre, poi, su insistenza dello stesso Salvini, è stata anticipata a luglio, nonostante le perplessità del ministro che la P.a. la deve gestire, Giulia Bongiorno) è emerso il problema del trattamento di fine servizio. Alla fine è passata l’idea di consentire a tutti i lavoratori pubblici di chiedere al momento della pensione un anticipo del Tfr (con interessi a carico dello Stato ma probabilmente fino a 50mila euro).

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