Titoli petroliferi affondano trascinati dal crollo del petrolio


Mercato azionario

Di Mauro Speranza

Investing.com – Pioggia di vendite sui titoli petroliferi europei, dopo il crollo del prezzo del greggio.

A Londra cedono il 18% Bp e Equinor, mentre Shell perde il 14%. Crollano anche petroliferi di Milano, con flessioni superiori del 14% per Sipem, Eni (MI:ENI), Tenaris (MI:TENR), mentre Saras (MI:SRS) ‘limita i danni’ con un -2,80%. Nel resto d’Europa, inoltre, forti vendite anche su Galp (LS:GALP) (-13%), Repsol (MC:REP) (-13%), Total (PA:TOTF) (-10%).

Il calo potrebbe non fermarsi a questo nuovo ‘lunedì nero’, arrivato a causa dell’aumentare delle preoccupazioni per il coronavirus. “Le prospettive per il mercato del petrolio sono ancora peggiori di quelle del novembre 2014, quando è iniziata l’ultima guerra dei prezzi, che ha raggiunto il suo apice con il crollo della domanda di petrolio a causa del coronavirus”, spiegano da Goldman Sachs.

Il crollo del greggio e lo scontro nell’Opec+

La mattinata di oggi si sta caratterizzando per il forte calo dei prezzi del petrolio, con il greggio che scende a 33 dollari dopo aver sfiorato i 29 dollari, minimi dal febbraio 2016, mentre il Brent si avvicina ai mini del 1991 mentre viene scambiato a 36 dollari al barile.

Oltre alla crisi per l’emergenza sanitaria per il coronavirus, gli acquisti sono causati dallo scontro tra i paesi dell’Opec e la Russia, scoppiato dopo il ‘nulla di fatto’ della chisura del meeting della settimana scorsa a Vienna.

L’Arabia Saudita aveva proposto di aumentare i tagli alla produzione fino a 1,5 miliardi, rispetto al precedente accordo di 1 miliardo, ma la Russia, membro solo esterno all’Opec, poneva il suo veto sulla decisione.Come risposta, l’Arabia Saudita ha annunciato un aumento della produzione da parte di Saudi Aramco (SE:2222), la compagna petrolifera nazionale, oggi in forte calo (-8%). Aramco aumenterà il suo output a partire da aprile fino ai 10 milioni di barili al giorno (9,7 attuali), mentre fonti della Reuters parlano di un aumento a 11 milioni.

“Nel breve termine”, prevedono da Goldman Sachs, “pensiamo il mancato accordo implichi un surplus di 2Q molto più ampio dell’offerta e rafforzi la nostra visione ribassista (basata sulla domanda) del prezzo del petrolio”.

“A medio termine”, concludono gli esperti dell’istituto, “crediamo che il mancato supporto dell’Opec+ ha creato un ritorno dei prezzi al 2016, rendendo possibile un nuovo ordine nel mercato del petrolio”.

L’impatto del coronavirus

“La crisi del coronavirus sta colpendo un’ampia gamma di mercati energetici – tra cui il carbone, il gas e le energie rinnovabili – ma il suo impatto sui mercati petroliferi è particolarmente grave perché sta impedendo alle persone e alle merci di spostarsi, infliggendo un duro colpo alla domanda di carburanti per il trasporto”, ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE.

“Questo è particolarmente vero in Cina, il più grande consumatore di energia del mondo, che l’anno scorso ha rappresentato oltre l’80% della crescita della domanda globale di petrolio. Mentre le ripercussioni del virus si stanno diffondendo in altre parti del mondo, ciò che accade in Cina avrà importanti implicazioni per i mercati globali dell’energia e del petrolio”, conclude Birol.

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