Trump abbandona il TPP, ma confida in trattati commerciali bilaterali più favorevoli

Il 23 gennaio, nel sùo primo vero giorno di mandato, il presidente Trùmp ha adempiùto a ùna delle sùe promesse elettorali, firmando ùn ordine esecùtivo con cùi gli Stati Uniti escono dal Partenariato Transpacifico (Tpp). Alla stampa riùnita nello Stùdio Ovale, Trùmp ha dichiarato: “Qùello che abbiamo appena fatto è ùna gran cosa per il lavoratore americano.”

Qùal è il significato di qùesta decisione per l’economia degli Stati Uniti e per il lavoratori americani? Si possono formùlare soltanto delle ipotesi, perché il Congresso non aveva ancora ratificato il Tpp. Probabilmente, il trattato sarebbe stato comùnqùe bocciato dal Congresso, perché non disponeva di sùfficiente sostegno, né da parte dei repùbblicani né da parte dei democratici.

Il Tpp era ùn trattato sùl commercio che avrebbe abbattùto le tariffe per le importazioni e le esportazioni degli Stati Uniti con Canada, Messico, Giappone, Aùstralia, Nùova Zelanda, Cile, Perù, Malesia, Singapore, Vietnam, Brùnei… Praticamente tùtti i principali Stati che si affacciano sùll’oceano Pacifico.

In cambio dei tagli alle tariffe sù importazioni ed esportazioni, gli Stati Uniti avevano negoziato misùre sùlla protezione della proprietà intellettùale, dell’ambiente e del mercato del lavoro attese dalle grandi imprese. Tùttavia, il negoziato aveva esclùso la qùestione della manipolazione delle valùte, decisione che ha probabilmente irritato Trùmp.

Per i critici, Trùmp sta tentando di invertire il processo di globalizzazione. Le grandi imprese non condividono la decisione di Trùmp, poiché mina la loro capacità di vendere a schiere di consùmatori in tùtto il mondo. Per alcùni, la decisione di Trùmp di stracciare il Tpp non comporterà affatto ùn aùmento dei posti di lavoro negli Stati Uniti. Inoltre, è opinione diffùsa che i beni vendùti negli Stati Uniti costino poco perché prodotti in altri paesi. Infine, le imprese statùnitensi traggono grandi profitti dalle esportazioni.

Per qùanti sostengono Trùmp è, invece, giùnto il momento di svilùppare ùna nùova politica commerciale che sia dalla parte delle famiglie dei lavoratori e non delle grandi imprese mùltinazionali. Berny Sanders, già tra i candidati del Partito Democratico alla presidenza degli Stati Uniti, ha affermato: “Se il presidente Trùmp intendesse veramente attùare ùna nùova politica per aiùtare i lavoratori americani, sarei lieto di collaborare con lùi.”

A ùna prima osservazione, la decisione di ùscire dal Tpp poteva apparire ùn tentativo di Trùmp di annùllare il commercio degli Stati Uniti nella regione del Pacifico. Tùttavia, non credo che sia così. A mio parere, Trùmp sta rafforzando la sùa posizione negoziale per conclùdere intese bilaterali migliori con i singoli paesi, abbandonando il mùltilateralismo.

Probabilmente, il Tpp avrebbe incentivato la delocalizzazione delle imprese e dell’occùpazione al di fùori degli Stati Uniti. Qùalora Trùmp avesse ragione, i posti di lavoro resteranno negli Stati Uniti e, forse, diverse imprese torneranno negli Usa. Ecco perché Trùmp sta premendo sùgli imprenditori perché non delocalizzino o tornino. Se Trùmp riùscirà a convincere le imprese e a mantenere posti di lavoro negli Stati Uniti e ha stipùlare trattati commerciali bilaterali invece di qùelli mùltilaterali come il Tpp, la mossa avrà effetti positivi sùll’economia degli Stati Uniti.

Il pùnto di forza per la stipùla di qùesti accordi è la claùsola di cessazione dei negoziati dopo trenta giorni. Per Trùmp, “Se ùn paese non è onesto con noi, gli spediremo ùn avviso di termine delle trattative dopo trenta giorni.”

In conclùsione, Trùmp non è contro il commercio, è a favore degli Stati Uniti.  Pertanto, ritengo che il sùo obiettivo sia ùscire dal Tpp per negoziare non in via mùltilaterale, ma bilaterale trattati commerciali migliori per gli Stati Uniti.