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Usa: aumentano pressione su imprese contro lavoro forzato in Cina

I legislatori statunitensi e i funzionari dell’amministrazione Biden stanno intensificando la pressione sulle imprese americane affinchè interrompano le importazioni dalla regione cinese occidentale dello Xinjiang, mentre il presunto uso del lavoro forzato da parte di Pechino emerge come un punto importante dell’agenda commerciale bilaterale.

I funzionari occidentali ritengono che il Governo cinese utilizzi il lavoro forzato degli uiguri e di altre minoranze musulmane nello Xinjiang, il principale produttore mondiale di cotone e materie prime utilizzate per i pannelli solari. Pechino nega però con forza.

Le importazioni di cotone e prodotti a base di pomodoro sono già state vietate a gennaio e a giugno sono state applicate sanzioni sugli acquisti di alcuni materiali per la produzione dei pannelli solari.

Sono in arrivo però restrizioni più severe. Il Congresso dovrebbe approvare una legislazione entro la fine dell’anno che vieterà le importazioni di tutti i prodotti provenienti dallo Xinjiang a meno che l’importatore non dimostri che i suoi articoli sono stati realizzati senza usare il lavoro forzato.

La legge per la prevenzione del lavoro forzato è stata approvata all’unanimità dal Senato il mese scorso ed è in attesa dell’approvazione della Camera, che l’anno scorso ha dato il via libera a un disegno di legge simile con un ampio voto bipartisan.

La legislazione aumenterebbe anche le risorse per le dogane e la protezione delle frontiere, la cui responsabilità nel controllo del lavoro forzato è improvvisamente cresciuta. Il Cbp ha bloccato 967 spedizioni di prodotti realizzati con il lavoro forzato nell’anno fiscale in corso da ottobre, per lo più legate ai divieti connessi al cotone nello Xinjiang. Tale numero è circa il triplo rispetto ai casi registrati durante tutto l’anno precedente.

“La legislazione migliorerebbe sostanzialmente il controllo da parte del Cbp”, ha affermato Scott Nova, direttore esecutivo del Worker Rights Consortium, un gruppo di monitoraggio dei diritti dei lavoratori senza scopo di lucro e indipendente in parte finanziato dalle università. “Ciò ha implicazioni significative per le aziende”, ha aggiunto.

L’amministrazione Biden sta conducendo un’ampia revisione della politica commerciale nei confronti della Cina. Ma ancor prima di articolare il nuovo piano, i funzionari hanno chiarito nelle ultime settimane che confrontarsi con Pechino per i suoi precedenti sul lavoro forzato è una componente chiave della strategia.

Nelle linee guida per le imprese pubblicate il mese scorso, il dipartimento di Stato e altre agenzie statunitensi hanno evidenziato i rischi del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento legate allo Xinjiang, esortando le imprese statunitensi ad allontanarsi dalla regione.

“Data la gravità e la portata di questi abusi, le aziende e gli individui che non escono da catene di approvvigionamento, iniziative e/o investimenti collegati allo Xinjiang potrebbero correre un alto rischio di violare la legge statunitense”, hanno affermato le agenzie nello Xinjiang Supply Chain Business Advisory.

Katherine Tai, la rappresentante commerciale degli Stati Uniti, ha affermato che le linee guida hanno dimostrato l’impegno dell’amministrazione nel porre fine al lavoro forzato, in particolare nelle catene di approvvigionamento globali. “La nostra politica commerciale incentrata sui lavoratori difenderà i diritti dei lavoratori e affronterà la concorrenza sleale, specialmente quando si basa sullo sfruttamento umano”, ha affermato.

Pechino dice che non c’è alcun lavoro forzato nello Xinjiang. “Gli affari dello Xinjiang sono puramente affari interni della Cina. Gli Stati Uniti non sono in posizione e non hanno il diritto di interferire”, ha affermato Liu Pengyu, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, aggiungendo che “gli Stati Uniti fabbricano bugie e usano i diritti umani come copertura per sopprimere incautamente ed egemonicamente lo sviluppo industriale dello Xinjiang”.

I rappresentanti dell’industria e gli avvocati del settore affermano che gli importatori si stanno affrettando a lasciare lo Xinjiang in previsione della legislazione statunitense sul lavoro forzato, in particolare nell’industria solare, che ha fatto molto affidamento sul polisilicio, un componente dei pannelli solari, proveniente dalla regione.

“Siamo stati molto chiari nello spingere le aziende a trasferirsi dallo Xinjiang in aree in cui tutti i prodotti che arrivano negli Stati Uniti possono essere controllati in modo indipendente da terze parti”, ha affermato John Smirnow, consigliere generale e vicepresidente della strategia di mercato per la Solar Energy Industries Association (Seia). Il gruppo commerciale ha emesso un protocollo per aiutare le aziende a tracciare le loro catene di approvvigionamento e le sue 280 aziende associate hanno firmato un impegno contro il lavoro forzato, ha affermato.

Sottolineando l’importanza della legislazione per gli importatori, gruppi industriali come la Seia e l’American Apparel&Footwear Association hanno fatto pressioni sul Congresso per influenzarne l’esito, secondo i dati delle lobby congressuali.

Lo slancio sta crescendo al Congresso per fare pressione ulteriormente sulla Cina sulla questione del lavoro forzato. Il mese scorso un panel della Camera ha approvato una legge che etichetta il trattamento riservato da Pechino agli uiguri come “genocidio” e vieta l’importazione di beni realizzati “in tutto o in una parte” dello Xinjiang o da persone che lavorano altrove in Cina attraverso i programmi di collocamento del Governo dello Xinjiang.

Una commissione congressuale bipartisan guidata dal senatore democratico Jeff Merkley ha persino espresso preoccupazione per l’approvazione da parte dei giocatori della Nba di aziende cinesi di abbigliamento sportivo note per l’uso del cotone dello Xinjiang, affermando che i giocatori dovrebbero esortare le aziende a interrompere tale pratica o a porre fine ai loro contratti.

Gli Stati Uniti hanno spinto gli alleati a unirsi ai loro sforzi per aumentare la pressione sulla Cina per il presunto abuso dei diritti umani nello Xinjiang e l’Unione europea, il Canada e il Regno Unito hanno preso provvedimenti per condannare Pechino.

cos

(END) Dow Jones Newswires

August 09, 2021 05:50 ET (09:50 GMT)

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