Usa-Cina: firmato accordo commerciale di fase 1


Gli Stati Uniti e la Cina hanno firmato l’accordo commerciale di fase uno che, secondo i funzionari porterà a un forte aumento delle vendite di beni e servizi statunitensi in Cina, aprirà ulteriormente il mercato cinese alle società straniere – specialmente nei servizi finanziari – e fornirà nuove e forti protezioni ai segreti commerciali e alla proprietà intellettuale.

L’accordo, suddiviso in otto sezioni, funge da cessate il fuoco nella guerra commerciale tra i due Paesi che va avanti da due anni e ha sconvolto i mercati di tutto il mondo riducendo la crescita globale. L’intesa lascia però in vigore le tariffe statunitensi su circa 370 miliardi di dollari di beni cinesi, ovvero circa tre quarti delle importazioni della Cina negli Stati Uniti.

Eventuali ulteriori riduzioni tariffarie saranno valutate nelle trattative successive, che copriranno una serie di problemi difficili al centro della lotta commerciale, tra cui i sussidi cinesi alle società nazionali e la supervisione di Pechino sulle imprese statali cinesi. Si prevede che tali colloqui inizieranno abbastanza presto ma non si concluderanno fino a dopo le elezioni presidenziali statunitensi di novembre.

Parlando a una platea composta da leader politici e imprenditoriali nella East Room della Casa Bianca, il presidente Usa, Donald Trump, ha affermato che le tariffe rimanenti ‘verranno meno’ se i colloqui produrranno un secondo accordo e ha definito l’intesa ‘un passo importante – che non è mai stato fatto prima con la Cina – verso un futuro caratterizzato da commercio equo e reciproco’.

Il vice premier cinese, Liu He, che ha firmato l’accordo in nome di Pechino, ha sottolineato la necessità per entrambi i Paesi di agire insieme per affrontare sfide come il terrorismo, l’invecchiamento della popolazione e la protezione dell’ambiente.

Pechino ‘ha istituito un sistema politico e un modello di sviluppo economico che si adattano alle sue caratteristiche’, ha detto Liu, spiegando che ‘ciò non significa che la Cina e gli Stati Uniti non possano lavorare insieme’.

Trump vede l’accordo commerciale come una vittoria politica in vista delle elezioni di novembre. ‘Il presidente ha visto un’opportunità per far avanzare il posizionamento degli Stati Uniti in un momento in cui i cinesi stanno vivendo grandi turbolenze politiche ed economiche’, ha detto Jason Miller, ex portavoce della campagna di Trump.

I democratici hanno criticato l’intesa. L’ex vicepresidente Usa, Joe Biden, che è in corsa per la nomination presidenziale democratica, ha chiarito che non cederà la questione a Trump e ha definito molte delle disposizioni del patto ‘vaghe, deboli o coperte da annunci precedenti e accordi esistenti’.

L’accordo è strutturato come un’intesa tra parti uguali ma è Pechino che metterà in atto quasi tutti i cambiamenti a livello di politiche e acquisti. Il patto si concentra fortemente sulle lamentele degli Stati Uniti secondo cui il Governo e le società cinesi costringono le aziende statunitensi a cedere la loro tecnologia a rivali e sulla volontà di Trump di colmare il vasto deficit commerciale con la Cina.

Pechino ha negato di esercitare tale coercizione e, in passato, si è impegnata a garantire che non venisse fatta alcuna pressione. Le due pagine dell’intesa sul trasferimento di tecnologia vanno oltre gli altri accordi che la Cina ha firmato per affrontare tale questione. ‘Nessuna delle parti dovrà richiedere o esercitare pressione’ per trasferire tecnologia per fare affari o per ottenere approvazioni normative, si legge nel testo dell’intesa. L’accordo ha inoltre vietato la pressione ‘formale o informale’ sulle società affinché utilizzino una determinata tecnologia per ottenere una licenza.

Tuttavia, la sezione non richiede alla Cina di modificare alcuna legge o regolamento per adempiere ai propri obblighi. Un progetto di accordo che è andato in frantumi a maggio aveva richiesto decine di cambiamenti da introdurre nella legge cinese. I massimi funzionari di Pechino hanno annullato quell’intesa e i negoziatori statunitensi hanno cercato di mantenere più contenuto possibile già presente in quella bozza di intesa.

A condizione che Pechino firmasse l’accordo gli Stati Uniti hanno accettato di dimezzare le tariffe su 120 miliardi di dollari di beni cinesi, al 7,5%, entro circa 30 giorni, e di rinunciare ad altri dazi già pianificati. Nessuno di tali impegni è contenuto nel testo dell’intesa.

Nella sezione relativa alla proprietà intellettuale la Cina ha accettato di inasprire la protezione dei segreti commerciali e di valutare le sanzioni penali per ‘appropriazione indebita di segreti commerciali’. Quest’ultimo punto era una priorità dell’amministrazione Trump.

L’accordo prevede, inoltre, che la Cina agisca rapidamente per accettare domande da carte di credito e sistemi di pagamento che cercano di accedere al mercato cinese: il testo dell’accordo cita Mastercard, Visa e American Express. Gli Stati Uniti avevano precedentemente portato casi di questo tipo presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio per ottenere l’accesso sul mercato cinese per i fornitori di servizi di pagamento statunitensi ma la Cina non aveva dato il permesso di accesso alle imprese.

Le disposizioni dell’accordo sono soggette a un meccanismo di implementazione che prevede diverse tornate di consultazioni. Se le due parti non raggiungeranno un’intesa, la parte ricorrente potrebbe adottare ‘misure correttive in modo proporzionato’, ovvero reintroducendo dazi. In pratica sarebbero gli Stati Uniti a poter presentare un reclamo dato che è la Cina che si impegna ad apportare modifiche e ad aumentare gli acquisti di beni.

Finché l’imposizione tariffaria avverrà in buona fede Pechino ha accettato di non avviare ritorsioni. I requisiti di buona fede e proporzionalità offrono però alla Cina molto spazio per agire. Invece di ricambiare con le tariffe, l’accordo afferma che la parte le cui azioni porteranno alla denuncia potrebbe ritirarsi dall’intesa. Un alto funzionario dell’amministrazione degli Stati Uniti ha dichiarato di ritenere che Pechino sarebbe molto riluttante ad adottare tali misure infrangendo l’accordo. Non è chiaro però se le società statunitensi, preoccupate per eventuali ritorsioni cinesi, riferirebbero le controversie al meccanismo di implementazione. La maggior parte degli accordi commerciali utilizza panel arbitrali per risolvere le controversie, ritenendo che possano essere imparziali.

La sezione più grande dell’accordo riguarda gli acquisti cinesi. Pechino si è impegnata ad acquistare altri 200 miliardi di dollari di beni tra il 2020 e il 2021, con l’accordo che prevede 77 miliardi di dollari di commercio aggiuntivo nel primo anno e 123 miliardi nel secondo.

In due anni la Cina dovrà incrementare i suoi acquisti al di sopra dei livelli visti nel 2017, di circa 78 miliardi di dollari per quel che riguarda la produzione, di 32 miliardi nell’agricoltura, di 52 miliardi nell’energia e di 38 miliardi nei servizi. L’accordo afferma che sono stati concordati obiettivi per categorie più ristrette di articoli, ma tali target non sono stati resi noti, ha detto l’amministrazione, per evitare di distorcere i mercati.

Nel 2017 gli Stati Uniti hanno esportato 186 miliardi di dollari di beni e servizi. Per raggiungere gli obiettivi dell’accordo le esportazioni statunitensi in Cina dovrebbero salire a 263 miliardi di dollari nel 2020 e a 309 miliardi nel 2021, un aumento senza precedenti nella storia del commercio statunitense.

Il sostenuto aumento delle esportazioni ha lasciato scettici alcuni potenziali beneficiari. A questo proposito Liu ha affermato che gli acquisti non avverranno a spese di altri Paesi. Ciò potrebbe rendere più difficile per Pechino il raggiungimento degli obiettivi di acquisto.

L’accordo ha anche alcuni termini che la Cina potrebbe usare per affermare che gli Stati Uniti sono i responsabili del mancato raggiungimento degli obiettivi di acquisto. Ad esempio, Pechino potrebbe richiedere consultazioni se gli acquisti cinesi saranno ‘colpiti da un’azione o inazione da parte degli Stati Uniti’, si legge nel testo. Ciò potrebbe entrare in gioco se le regole per le esportazioni degli Usa limitassero i prodotti tecnologici che consentono gli acquisti cinesi.

Un alto funzionario dell’amministrazione ha dichiarato che la disposizione consente solo discussioni e non sarebbe una base che la Cina può utilizzare per affermare che non può adempiere ai propri impegni.

cos