Vanguard, il colosso Usa dei fondi comuni sbarca in Cina con un Robo Advisor


New York – Fondi comuni con un “brand” americano per centinaia di milioni di potenziali investitori cinesi. È la scommessa di Capodanno del colosso dei mutual funds a basso costo Vanguard: è pronto al lancio di un Robo Advisor a Pechino. Lo può fare perché, per superare le barriere di regolamentazione tuttora esistenti nei confronti di finanziarie estere che vogliano attirare l’esercito dei piccoli risparmiatori cinesi, ha deciso di giocare sul sicuro. Di procedere in coppia con Ant Financial Services Group di Jack Ma, il fondatore di Alibaba dalla quale Ant è stato scorporato nel 2011.

Da allora Ant è diventata la startup tecnologico-finanziaria più di successo dell’intero Paese – valutata ben 150 miliardi di dollari. Adesso è anche il partner di Vanguard nella nuova avventura.

Il Robo Advisor
Un Robo Advisor ha minimo input da esperti in carne e ossa ed è invece ampiamente digitalizzato, per impartire raccomandazioni d’investimento sulla base di formule matematiche e algoritmi. Il servizio targato Vanguard, disponibile in Cina a partire dalle prossime settimane, sarà aperto a tutti coloro – i crescenti ceti medi nella potenza economica asiatica – che abbiano la modica cifra di 800 yuan da mettere a frutto, vale a dire l’equivalente di 114 dollari americani.

La posta in gioco è alta, come dimostra lo sviluppo del settore finora circoscritto anzitutto a protagonisti domestici. Gli asset in gestione nel settore dei mutual fund cinesi sono ormai lievitati verso i duemila miliardi di dollari (13mila miliardi di yuan), quintuplicati in dieci anni. Nel mirino di Vanguard sono, per essere precisi, fin da subito i 900 milioni di persone che già fanno ricorso al servizio di pagamento di Ant, Alipay, per acquisti o per una serie di transazioni finanziarie, da prestiti a breve termine a investimenti nei fondi del mercato monetario.

Il portafoglio
Il portafoglio Vanguard a portata di mano per la nuova classe di investitori cinesi potrà essere creato da un ventaglio di fondi domestici oggi venduti da Ant. Che al suo attivo ha accordi con 127 gestori locali, in rappresentanza di circa l’80% dell’intero settore. Il servizio di Robo Advisor farà formalmente parte di una joint venture controllata al 51% da Ant e con una partecipazione al 49% du Vanguard.

Ma sarà offerto interamente sotto il marchio americano e utilizzerà il suo know how, gli algoritmi che lo hanno reso popolare negli Stati Uniti, per dispensare le consulenze. Permetterà, più in dettaglio, ai consumatori-investitori di scegliere i fondi stabilendo parametri quali target di rendimento, orizzonti di investimento e propensioni al rischio.

Pioniere degli index funds
anguard ha dalla sua la credibilità di una lunga esperienza americana e internazionale. È il secondo gestore di asset statunitense per dimensioni, considerato un pioniere degli index funds, i fondi disegnati per seguire da vicino la performance degli indici.

Ha anche fondi gestiti attivamente con minimi di 50.000 dollari. Di recente ha tuttavia messo in campo una generale offensiva volta a offrire proprio servizi sempre più automatizzati e con costi sempre più bassi, in un clima di intensa concorrenza con rivali agili quali Charles Schwab e Betterment per catturare l’attenzione di generazioni di risparmiatori più giovani e aperti all’hi-tech.

Negli Usa un inedito servizio del tutto digitale – Vanguard Digital Advisor – avrà un fee dello 0,15%, pari a circa 20 dollari ogni diecimila dollari investiti una volta sommati i diversi costi. Questa traettoria di Vanguard trasforma quindi l’iniziativa a Pechino in un banco di prova non solo asiatico.

Un mercato in crescita
Il mercato cinese, già di per sé, è tuttavia obiettivo più che ambito. Al momento è ancora quasi inesplorato per Vanguard, che pure globalmente vanta asset under management pari a seimila miliardi di dollari. Ha aperto un primo ufficio a Shanghai solo nel maggio 2017 e ha in tutto una ventina di dipendenti nella Cina continentale.

Ha però puntato le sue carte sulla partnership con Ant, progetto al quale l’attuale chief executive Tim Buckley ha lavorato fin dal 2015, quando era ancora chief investment officer. Altri asset manager globali, al contrario di Vanguard, hanno preferito muoversi negli spazi aperti dalla Cina per dare smalto direttamente al loro nome: hanno operato con fondi privati dedicati soltanto a grandi investitori o istituzioni, con un limite di 200 partecipanti.

Tra la dozzina di protagonisti dell’alta finanza che hanno imboccato una simile strada, forti di fondi azionari o obbligazionari, si contano BlackRock e Fidelity International. Grazie a un auspicato successo della partnership con Ant, Vanguard potrebbe adesso aspirare a compiere a sua volta in futuro un ingresso diretto – e in grande stile – nella gestione di capitali per conto di investitori individuali in Cina.

Nuove riforme in arrivo
Il momento scelto per la joint venture con Ant potrebbe rivelarsi ideale per ulteriori passi. Dal 2017 la Cina ha cominciato a permettere a società straniere di controllare fondi comuni locali, spianando la strada all’ingresso dell’europea Amundi, la prima a sbarcare nel Paese sotto il nuovo regime, come all’americana JP Morgan che tuttora attende il via libera a una propria quota di controllo in una venture.

Dal prossimo aprile, tuttavia, i regulators cinesi dovrebbero accogliere domande di asset manager internazionali interessati a gestire in prima persona fondi comuni, che dovrebbero in futuro tradursi nella concessione di licenze. Di sicuro Vanguard, assieme a BlackRock e Fidelity, ha ogni intenzione di far scattare la richiesta a Pechino.