Vendite a domicilio, 18.500 posti vacanti in un settore sempre in crescita

ROMA – Ci sono 18.500 posti di lavoro in Italia che attendono di essere coperti. Una quantità. Non si tratta di un posto fisso, ma di lavoro autonomo per il quale ci vogliono gambe e persuasione. Non conta l’età, né il titolo di studio, anche se avere un diploma è sempre meglio. Il numero, 18.500, lo ha fatto pochi giorni fa il presidente di Univendita, Ciro Sinatra. Univendita raccoglie le migliori imprese che vendono, e anche molto, ma non tramite i soliti canali. Niente grandi magazzini, niente negozi e niente e-commerce. La loro specialità è la vendita porta a porta, antichissimo mestiere che tra alti e bassi in realtà, continua a reggere. Certo è cambiato tutto. Dimenticate i vecchi piazzisti, i commessi viaggiatori intenti a convincere ad acquistare polizze assicurative nell’America degli Anni ’50. Univendita raccoglie le aziende Top della vendita a domicilio, che da sole fanno oltre la metà del mercato della vendita diretta. “E’ un settore in forte espansione – spiega Sinatra – che ha saputo reggere alla crisi economica rappresentando un punto di approdo per migliaia di giovani che cercavano un futuro nel lavoro. Siamo cresciuti e siamo stati capaci di creare fiducia nei consumatori attraverso una rete di venditori affidabile e garantita. Univendita c’è e c’è con le proprie aziende associate che rappresentano un valore aggiunto per quanti sono alla ricerca di un’occupazione dinamica, moderna e stimolante”. Se si guarda ai numeri non si rimane delusi. I collaboratori delle aziende che ne fanno parte sono 156mila e nel 2016 sono stati capaci di realizzare un fatturato di 1 miliardo e 643 milioni. Salito nel primo semestre del 2017 del 2% a quasi 830 milioni. “Meglio di quanto ha fatto il commercio tradizionale – dice Sinatra – e anche l’occupazione è cresciuta dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2016”.
Eppure nell’immaginario la vendita a domicilio rimane un lavoro poco appassionante e mal reatribuito. “E non è vero – spiega Sinatra – perché nel tempo la figura del venditore porta a porta si è evoluta. Le aziende, almeno le nostra, hanno investito molto sia sulla qualità dei prodotti, sia sulla formazione del personale. I tre ingredienti necessari a soddisfare e fidalizzare il cliente e i nostri venditori. Certo non si diventa ricchi, ma se si lavora bene e tanto, si guadagna”. A formare i venditori sono le stesse aziende. “Mai fidarsi di chi vi chiede di pagare per lavorare” ci tiene a precisare Sinatra “i nostri venditori una volta superato il corso sono inquadrati con il contratto di “incaricato alla vendita a domicilio occasionale” e inquadrati all’Enasarco.
Le selezioni ci sono anche lì, ma è un mercato aperto a tutti, anche se il 93% è fatto di donne anche perché “hanno tutte le caratteristiche per fare qusto lavoro, come flessibilità e capacità di socializzare facilmente, ma siamo aperti a tutti, diplomati, chi ha perso il lavoro e vuole ricominciare, quei cinquantenni che hanno difficoltà a reinserirsi sul mercato”. Per tentare la strada di venditore porta a porta, la strada è mettersi in contatto con un Univendita (c’è il sito) o con le aziende associate. La richiesta c’è. Il settore è cresciuto del 30% negli ultimi 8 anni, ed è anticiclico. “Quando il commercio è in crisi noi aumentiamo le vendite”. Nonostante la rande distribuzione e l’ecommerce facciano passi da gigante il settore delle vendite a domicilio non ne risente. “Non c’è competizione- aggiunge il presidente di Univendita – chi compra su Internet in realtà vuole il prodotto direttamente a casa e noi è lì che glielo portiamo. Non solo, lo mostriamo, glielo facciamo provare. C’èOAS_RICH(‘Bottom’); poi un aspetto che in un Paese come l’Italia fatto di tanti piccoli borghi e comune non è da sottovalutare. La vendita su Internet spoglia il consumatore di quella sociaità, di quel confronto faccia a faccia che era e ancora rimane una caratteristica del commercio”.