Verso la pronuncia della Consulta, cosa chiede il referendum leghista sulla legge elettorale


Il 15 gennaio la Corte Costituzionale si pronuncerà sull’ammissibilità del referendum elettorale leghista depositato lo scorso 30 settembre da otto regioni di centrodestra (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Abruzzo) che propone di eliminare dal Rosatellum la parte proporzionale, lasciando solo i collegi maggioritari uninominali: se la Consulta desse il via libera al referendum, questo potrebbe essere evitato con una riforma che si muove nella stessa direzione, quindi in senso maggioritario e non proporzionale.

L’accelerazione sulla legge elettorale proporzionale
Per sminare quel referendum e dimostrare alla Consulta che sul sistema di voto sta già legiferando il Parlamento, viene accelerata anche la presentazione della legge elettorale proporzionale che nasce da un primo accordo di maggioranza (ma Leu mantiene “riserve”). Giuseppe Brescia (M5s) deposita il Germanicum, un sistema con soglia di sbarramento al 5% (nell’iter parlamentare, complici i voti segreti, c’e’ il rischio che scenda) e diritto di tribuna per i piccoli partiti.

L’intreccio con il referendum sul taglio dei parlamentari
Ma la Lega ha anche interesse a far celebrare il referendum sul taglio dei parlamentari – il voto ci sarà tra maggio e giugno – perché in questo modo ci sono maggiori possibilità che il 15 gennaio, la Corte costituzionale accolga il quesito referendario messo a punto da Roberto Calderoli. O almeno questa è la convinzione di Calderoli, che nei giorni scorsi ha più volte ”offerto” ai promotori le firme dei senatori del suo gruppo per raggiungere le firme necessarie da depositare in Cassazione.

La delega per ridisegnare i collegi
Il punto debole della proposta referendaria leghista infatti è che la legge che ne scaturirebbe non è immediatamente applicabile, fatto che la renderebbe non ammissibile per i giudici costituzionali. Un problema così affrontato dal referendum stesso: un riferimento a una leggina che contiene una delega al governo per ridisegnare entro 60 giorni i collegi subito dopo l’entrata in vigore del taglio dei parlamentari.

Ma il motivo principale per cui la Corte costituzionale potrebbe bocciare il quesito leghista è secondo molti costituzionalisti la vacatio normativa che si verrebbe a creare in caso di vittoria dei sì, dal momento che occorrerebbero due mesi per ridisegnare i collegi. Per ovviare al problema Calderoli ha legato il quesito alla delega (un massimo di due mesi) per ridisegnare i collegi del Rosatellum contenuta nella riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari: nel caso in cui si votasse insieme per i due referendum, quello confermativo per la riforma costituzionale (senza quorum) e quello abrogativo della legge elettorale per introdurre il maggioritario (con il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto), la vacatio normativa creata dal referendum abrogativo sarebbe “assorbita” dalla delega contenuta nella riforma costituzionale.

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