Vertice Ue, ecco perché l’Italia è in ritardo nell’invio del piano per il Recovery fund


Vertice Ue, ecco perché l’Italia è in ritardo nell’invio del piano per il Recovery fund 

Durante questo fine settimana, animato dal Consiglio europeo in corso a Bruxelles, ha fatto molto discutere una foto circolata: vi si riproduceva l’elenco di tutti i paesi europei, e si indicava l’Italia come l’unico paese a non aver presentato alla Commissione il proprio Piano nazionale delle riforme. E, in virtù di questo, si è argomentato sulla nostra mancanza di credibilità. Insomma: se non ci danno i soldi del Recovery fund, se i paesi del nord vogliono introdurre delle condizionalità stringenti sui prestiti, è anche perché – questa era la tesi, ridotta all’osso – non siamo in grado  di fornire un progetto chiaro di come vorremmo spendere quegli stessi soldi. 

 

Ma è andata davvero così?

 

Innanzitutto: così il Pnr? 

A partire dal 2000, l’Unione europea ha stabilito che tutti gli stati membri sono tenuti a presentare dei Programmi di riforma – detti anche Piani di riforma: Pnr – in cui indicare le priorità nell’azione di governo per i successivi tre anni. Il Pnr si struttura in tre grandi capitoli: il primo sulle politiche di bilancio, il secondo sulle riforme strutturali (fisco, giustizia, burocrazia ecc.), il terzo sulle politiche del lavoro. L’Italia, per consuetudine, elabora il proprio Pnr come un appendice del Def, il Documento di economia e finanza con cui in primavera il governo indica le principali riforme in campo economiche da attuare nel corso dell’anno. In questo 2020, però, il Pnr…