WALL STREET: in lieve rialzo ma resta paura contagi, bene tech

WALL STREET: in lieve rialzo ma resta paura contagi, bene tech


Grafico Azioni Apple (NASDAQ:AAPL)
Intraday

Mercoledì 8 Luglio 2020

Wall Street continua a trattare in leggero rialzo ma l’aumento dei casi di coronavirus negli Stati Uniti e in altre parti del mondo continua a pesare sulla propensione al rischio degli investitori.

Gli operatori apprezzano gli stimoli delle Banche centrali e dei Governi per contrastare l’impatto del coronavirus, ma sul sentiment stanno impattando i segnali di rallentamento del rimbalzo della crescita economica degli Stati Uniti, l’aumento dei casi di coronavirus in alcune parti del Paese e l’escalation delle tensioni tra Cina e Occidente.

Il Dow Jones avanza dello 0,1%, l’S&P 500 dello 0,22% e il Nasdaq Composite dello 0,65%, con i titoli del comparto tech in luce, soprattutto per quanto riguarda Apple e Microsoft.

“Certamente le rassicurazioni delle Banche Centrali attraverso uno stimolo monetario costante unito alle manovre di sblocco post Coronavirus ed alle attese di grandi e rinnovati pacchetti fiscali rappresentano un indiscutibile elemento positivo. I mercati continuano a riporre grande fiducia in questo trittico, tuttavia, molta piú liquiditá e molto piú debito concesso al sistema sono solo una soluzione ottima, ma temporanea, che rischia di far diventare insostenibile l’attuale dicotomia fra mercati finanziari ed economia reale”, afferma Alessandro Allegri, a.d. di Ambrosetti Asset Management Sim.

“Se il debito è cresciuto ed il suo costo resterá presumibilmente basso a lungo, ora per la sostenibilitá del meccanismo dovrá per forza crescere il reddito che deve sostenere e ripagare questo debito. È qui che ci sono le incognite maggiori circa la capacitá e volontá politica di riuscire ad andare nella direzione giusta oltre alla difficile stima dei tempi necessari per il trasferimento di quelle che oggi sono delle aspettative, scontate dalle borse, in effettivi sostegni alla domanda nel ciclo economico reale”, aggiunge l’esperto.

“I mercati restano in bilico nelle loro valutazioni di lungo periodo facendo i conti con la possibilitá di dover affrontare un ciclo nuovo, di de-globalizzazione, alimentato da guerra commerciale e Coronavirus, con la paura che l’ondata di debito pubblico e societario aumenti le probabilitá di una crisi creditizia soprattutto per i paesi piú vulnerabili come nel caso di alcuni stati dell’Eurozona o dell’area Emergenti”, conclude Allegri.

I mercati nei primi giorni di luglio, sono sembrati indifferenti alla forte escalation delle infezioni di virus in alcuni Paesi tra cui gli Usa e “il ragionamento di fondo sembra ancora essere: se le cose peggiorano sul fronte Covid le Banche centrali faranno di piú, mentre se migliorano a livello macro” le stesse autoritá monetarie “stanno rassicurando sul fatto che non molleranno la presa e probabilmente implementeranno ulteriori manovre per frenare l’eventuale rialzo dei tassi”, aggiunge Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim, secondo cui “in altri termini, il tema è ancora quello della forte liquiditá che guida incessantemente le performance dei mercati”.

“Definirei il mercato azionario relativamente immune alla crisi a livello sanitario”, commenta infine Gregory Perdon, co-chief investment officer di Arbuthnot Latham & Co, secondo il quale è difficile che l’azionario perda quota in maniera significativa grazie agli interventi della Federal Reserve e della Banca centrale europea. Il principale rischio che i mercati devono affrontare è che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti ricominci a salire, dopo essere sceso all’11,1% a giugno, avverte però Perdon. “Ciò su cui mi concentro è il modo in cui il quadro occupazionale impatterá sui consumi e si tradurrá in termini di utili aziendali”.

Sul fronte macroeconomico le scorte settimanali di greggio Usa sono risultate pari a 539,181 mln di barili, in aumento di 5,654 mln di barili rispetto alla settimana precedente. Il consenso degli economisti contattati dal Wall Street Journal si aspettava invece una discesa di 2,8 mln di barili. Le scorte settimanali di benzina sono state invece pari a 251,682 mln di barili, 4,839 mln in meno rispetto alla scorsa settimana (consenso a -0,3 mln di barili). Inoltre, le scorte di carburante raffinato si sono attestate a 177,262 mln di barili, in salita di 3,135 mln di barili rispetto a sette giorni fa (+0,2 mln il consenso). Secondo la lettura, infine, le raffinerie americane hanno lavorato al 77,5% della loro capacitá, rispetto al 75,5% della scorsa settimana (consenso al 76%).

alb

alberto.chimenti@mfdowjones.it