WALL STREET: Pmi ai minimi dal 2013, indici in netto calo


Wall Street ha accelerato al ribasso e ora gli indici perdono circa un punto percentuale, dopo che i sondaggi Pmi preliminari di febbraio degli Stati Uniti hanno rivelato il quadro più debole dal 2013 per l’attività economica americana.

Forti acquisti sugli asset rifugio, con il rendimento del T-Note a 30 anni sceso su nuovi minimi storici, sotto l’1,9%.

Il Dow Jones lascia sul terreno lo 0,99%, l’S&P 500 l’1,05% e il Nasdaq

Composite l’1,39%.

“Con l’eccezione del periodo dello shutdown governativo del 2013, nel mese di l’attivitá economica statunitense si è contratta per la prima tempo dalla crisi finanziaria globale”, commenta Chris Williamson, Chief Business Economist di Ihs Markit. L’esperto sottolinea come la debolezza si sia “vista principalmente nel settore dei servizi, dove si registra il primo dato sotto quota 50, che indica contrazione dell’attivitá, degli ultimi quattro anni”.

Il Pmi servizi americano, nella lettura preliminare di febbraio, è sceso in territorio di contrazione, sotto quota 50 punti, a 49,4.I l Pmi manifatturiero statunitense, invece, sempre nella lettura preliminare di febbraio, si è attestato a 50,8 punti.

L’economista sottolinea inoltre, che “anche la produzione manifatturiera è quasi in stagnazione per il brusco calo degli ordini”. Williamson ritiene che i dati dell’indagine siano “coerenti con una crescita del Pil in rallentamento ad appena lo 0,6% a/a a febbraio”. Tuttavia, il sondaggio di febbraio ha visto anche “una notevole ripresa della fiducia sulle prospettive per l’anno a venire, riflettendo un forte ottimismo sul fatto che l’attuale rallentamento si dimostrerá di breve durata”, conclude l’economista di Ihs.

In dettaglio, spiega Williamson, “i nuovi ordini totali sono diminuiti per la prima volta in oltre un decennio”, un “deterioramento in parte legato al focolaio di coronavirus”, che ha “indebolito domanda in settori come i viaggi e il turismo, nonchè attraverso il calo delle esportazioni e le interruzioni sulla catena di approvvigionamento”. Tuttavia, prosegue l’esperto, “le aziende hanno anche riferito maggiore cautela rispetto alle spese dovute a preoccupazioni per un rallentamento economico piú diffuso e le prime incertezze in vista delle elezioni presidenziali” di novembre 2020.

I mercati “potrebbero sottovalutare l’impatto dell’epidemia sui guadagni delle societá statunitensi mentre l’attivitá economica rallenta in Cina e il turismo subisce un colpo”, avvertono da Goldman Sachs.

A piú di 75.000 persone è stato diagnosticato il coronavirus e le

vittime a livello globale sono oltre 2.000. La Corea del Sud ha riportato

il primo decesso, mentre sono morti anche due pazienti in Iran e i casi

hanno iniziato a salire a Pechino.

I dati preliminari per l’attivitá manifatturiera giapponese di febbraio

hanno mostrato la contrazione piú netta da oltre sette anni, sottolineano

da Deutsche Bank.

Al contrario “i dati tedeschi sul settore industriale hanno mostrato un

leggero miglioramento, ma potrebbe essere ancora troppo presto per

cogliere l’impatto del coronavirus”, ha affermato Aila Mihr, analista

senior di Danske Bank Research. I nuovi ordini per l’esportazione, che

indicano il numero di beni tedeschi acquistati da un gruppo di Paesi tra

cui è presente la Cina sono rimasti deboli. “Nel complesso, leggiamo

questi numeri come la calma prima della tempesta”, aggiunge Mihr, secondo

cui “non abbiamo ancora visto il peggio”.

Sul valutario il cambio euro/usd tratta sopra 1,08 a 1,0855,

mentre sull’obbligazionario il rendimento del Treasury biennale è

all’1,333% e quello del T-Note a 10 anni all’1,455%.

alb/lus

alberto.chimenti@mfdowjones.it