WALL STREET: zavorra coronavirus su Apple, indici giù


Grafico Azioni Apple (NASDAQ:AAPL)
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Oggi : Martedì 18 Febbraio 2020

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Gli indici azionari americani continuano a trattare in ribasso, dopo che Apple ha avvertito che i suoi ricavi nel 1* trimestre potrebbero essere inferiori alle previsioni a causa dell’epidemia di coronavirus in Cina. Si tratta di una delle indicazioni piú significative dell’impatto del contagio sui conti delle imprese multinazionali.

Il Dow Jones è in calo dello 0,55% e l’S&P 500 dello 0,32%. Il Nasdaq

Composite è in discesa dello 0,12%.

“Anche se è una notizia deludente, non crediamo che sia una sorpresa e

ci aspettiamo ancora che questi problemi siano transitori”, afferma Chris

Caso, analista di Raymond James. “Riteniamo che quasi tutta la produzione

e la maggior parte della domanda saranno probabilmente recuperate una

volta che i partner di produzione di Apple saranno in grado di tornare a

produrre al 100% e una volta che le strutture di vendita al dettaglio in

Cina torneranno alla normalitá”.

Fitch crede che l’epidemia di coronavirus potrebbe avere un effetto persistente sulle societá tecnologiche statunitensi, viste le loro catene di approvvigionamento incentrate sulla Cina e l’impossibilitá di cambiare rapidamente i fornitori. La riduzione dei ricavi è un probabile esito a breve termine a causa delle interruzioni della catena di approvvigionamento e della riduzione della domanda in Cina. Fitch afferma che se le strozzature nella domanda e le interruzioni della catena di approvvigionamento si dovessero prolungare, la debolezza delle entrate sarebbe inizialmente piú pronunciata per le societá di hardware rispetto a quelle di software, a causa delle lunghe e complesse catene di approvvigionamento che coinvolgono semiconduttori e altri componenti prodotti in varie aree geografiche asiatiche.

In dettaglio, il gigante della tecnologia ha dichiarato che le entrate di questo trimestre non raggiungeranno il suo obiettivo compreso tra 63 e 67 mld usd, poichè il virus ha limitato la produzione di iPhone per vendite in tutto il mondo e al tempo stesso ha anche ridotto la domanda per i suoi prodotti in Cina. L’azienda di Cupertino non ha fornito un preventivo di vendita aggiornato, affermando che la situazione era ancora in evoluzione.

Apple aveva previsto il mese scorso un fatturato record nel 1* trimestre tra 63 e 67 miliardi di dollari. L’azienda non si aspetta piú di raggiungere tale forchetta e non ha fornito una stima aggiornata sulle vendite, puntualizzando che la situazione in Cina è in evoluzione. La societá ha promesso di fornire ulteriori informazioni nella conference call dopo i conti di aprile. Apple realizza quasi il 20% delle sue entrate dalla Cina.

“Questo è un bagno di realtá su quel che sta veramente accadendo”,

commenta Kit Juckes, macro strategist di Societe Generale. “Sebbene non

sia una grande sorpresa che l’economia globale sia stata colpita con

effetti che arrivano fino alla Silicon Valley in California, alcune

persone lo considerano una conferma”.

Il pieno impatto economico del coronavirus non è ancora chiaro.

L’epidemia ha costretto le aziende a chiudere temporaneamente le loro

attivitá cinesi, mentre i divieti di viaggio e le restrizioni alla

circolazione negli spazi pubblici hanno portato a un rallentamento della

spesa dei consumatori e della produzione industriale nella seconda

economia mondiale. Il numero di nuovi casi di persone a cui è stato

diagnosticato il virus è aumentato bruscamente la scorsa settimana,

indicando che il contagio non è ancora del tutto contenuto.

I mercati e gli economisti “stanno sottovalutando il rischio del

coronavirus”, affermano dall’asset manager Unigestion, sottolineando che

“la situazione è grave e il declino del commercio internazionale e della

domanda di petrolio non lasciano dubbi”. Gli analisti osservano che la

domanda mondiale di petrolio è diminuita del 5% negli ultimi 30 giorni e

che il commercio globale è diminuito da 1.500 a 500 punti, secondo

l’indice Dry Baltic. Unigestion puntualizza che il consenso globale crede

che il coronavirus ridurrá la crescita del Pil cinese dal 5,9% al 5,3%,

ma questo “sta chiaramente sottovalutando” il rischio. Unigestion prevede

una crescita del Pil cinese dal 4,5% al 5,5%, al di sotto del potenziale,

sebbene sia “molto difficile valutare l’impatto finale” della crisi.

Piú rassicurante il quadro delineato dai dati macroeconomici Usa.

L’indice Empire State Manufacturing elaborato dalla Fed di New York è salito a 12,9 punti a febbraio da quota 4,8 punti di gennaio, sorprendendo il consenso degli economisti, che si aspettavano invece una lettura a 4,5 punti. Il sotto-indice relativo ai nuovi ordini si è attestato a 22,1 punti, rispetto ai 6,6 del mese precedente, mentre quello sull’occupazione è sceso a quota 6,6 punti da 9 di gennaio.

Il cambio euro/usd è in calo a 1,0818.

Sull’obbligazionario, il rendimento del T-Note decennale è in discesa

all’1,552%.

lus