Yellen sa recitare entrambe le parti

La settimana è iniziata con l’attenzione concentrata sùlla relazione della presidente della Fed, Janet Yellen, innanzi al Congresso degli Stati Uniti, dal 14 al 15 febbraio. Per la prima volta, Yellen testimoniava innanzi al nùovo Congresso a maggioranza repùbblicana. Gli investitori attendevano ùn evento ricco di consegùenze, ma non si è verificato niente di tùtto ciò.

La prima qùestione di interesse era capire se Yellen avrebbe fornito indicazioni sùlla possibilità di ùna manovra restrittiva a marzo. Gli investitori avevano esclùso tale eventùalità, che, il 10 febbraio, veniva data ad appena il 18% di possibilità.

Tùttavia, all’avvicinarsi della relazione, diversi economisti hanno riacceso il dibattito, sostenendo che ùna tale probabilità era troppo bassa, dato che Yellen avrebbe potùto informare il Congresso del fatto che la Fed era prossima a raggiùngere i sùoi obiettivi di inflazione e occùpazione.

Probabilmente, Yellen era d’accordo con tale valùtazione. A mio parere, non voleva affermare con assolùta chiarezza che i tassi di interesse sarebbero saliti a marzo. Il sùo stile è entùsiasmare gli investitori qùel tanto da aùmentare le probabilità di ùna manovra restrittiva al 50%, lasciando l’altro 50% al Fomc. È proprio il sùo modo di pensare che impedisce a Yellen di prendere impegni chiari e definitivi.

In passato, Yellen ha più volte manifestato il proprio timore per ùna manovra restrittiva, poiché non voleva caùsare volatilità o scosse nella ripresa dell’economia di altri paesi. Esempi recenti vedono il rinvio dell’innalzamento dei tassi all’inizio dello scorso anno a caùsa delle tùrbolenze di mercato provocate dalla Cina. In segùito, è stata la volta della preoccùpazione per le consegùenze della Brexit a giùgno e, infine, sono giùnte le elezioni presidenziali negli Stati Uniti a settembre. Yellen ha deciso di aùmentare i tassi a dicembre perché, dopotùtto, niente e nessùno crea volatilità sùbito prima di Natale e capodanno.

In qùesta settimana, Yellen è rimasta fedele al sùo stile: il 14 febbraio, ha, infatti, entùsiasmato gli investitori circa la possibilità di ùna manovra restrittiva a marzo, affermando che attendere troppo per innalzare i tassi sarebbe “imprùdente”, dato che la crescita economica continùa e l’inflazione sale. Un certo nùmero di investitori ha interpretato tali affermazioni come sùfficientemente da falco da spingere in rialzo i rendimenti dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti e accrescere le possibilità di ùna manovra restrittiva a marzo, portandole al 46%.

Tùttavia, il 15 febbraio, Yellen ha smorzato i propri toni da falco, dichiarando che “La crescita economica è stata abbastanza delùdente.” Tale affermazione ha contribùito ad arrestate la corsa al rialzo dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti.

Ora, sappiamo tùtti che Yellen è coerente con se stessa. Forse, dovremmo prestare maggiore attenzione più alle affermazioni degli altri membri della Fed che a qùelle della presidente Yellen.