Bce: de Guindos, a Francoforte per bandiera (CorSera)

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Luis de Guindos non è stato scelto come vicepresidente della Bce per le sue qualità ma per la nazionalità spagnola. Ciò probabilmente darà il segno a tutto il processo che porterà alla scelta del successore di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea.

E’ quanto scrive L’Economia del Corriere della Sera aggiungendo che a giugno 2019 scade il mandato del capo economista Praet: è possibile che venga sostituito dal governatore irlandese Philip Lane, che era in competizione con de Guindos ma poco prima della decisione finale si è ritirato. Un altro membro pesante del Comitato Esecutivo, Benoit Coeuré, scade a inizio 2020 e probabilmente il suo successore sarà scelto assieme al nuovo presidente post-Draghi. Se a capo della Bce finisse il governatore della Bundesbank Jens Weidmann, al posto di Coeuré andrebbe probabilmente un altro francese.

Tutto il gioco delle musical chairs della Bce si intreccerà poi con le elezioni del parlamento europeo nella primavera 2019 e con le successive elezioni del presidente del parlamento, della Commissione e dei commissari. Sarà una danza nella quale i meriti conteranno fino a un certo punto, certamente meno delle nazionalità. E, quando la musica si fermerà, non si può escludere che, nel Comitato Esecutivo, senza sedia

rimanga l’Italia: una possibilità di cui si parla a Francoforte. Il governo tedesco si impegnerà a fondo affinché sia Weidmann a succedere a Draghi.

Il primo presidente della Bce è stato Wim Duisenberg, olandese, il secondo Trichet, francese, il terzo italiano: il governo di Berlino ritiene che ora sia il turno di un tedesco, soprattutto dopo che Draghi gli ha spesso dato l’orticaria. Se passasse Weidmann, la signora tedesca che oggi fa parte dell’Esecutivo, Sabine Lautenschläger, sarebbe quasi certamente spinta a dimettersi: due tedeschi su sei nell’organismo che guida la politica della Bce sarebbero troppi. Il suo posto potrebbe andare a un italiano. Non è però detto che Weidmann ce la faccia: la Germania già ha Klaus Regling a capo del fondo di salvataggio Esm, Werner Hoyer alla guida della Banca europea degli investimenti, Elke König alla presidenza del Single Resolution Board bancario. Se dunque dovesse diventare presidente della Bce un francese o un banchiere di un altro Paese, l’Italia potrebbe puntare alla sedia ora occupata da Coeuré; o a quella dell’ultimo dei sei membri dell’Esecutivo, Yves Mersch, che lascerà nel dicembre 2020. In teoria, un posto per l’Italia potrebbe essere trovato. La competizione, però, sarà intensa.

Quel che si dice a Francoforte è che dopo la cura Draghi, efficace per l’economia ma stressante per molti governi, i partner dell’euro faranno volentieri a meno di un italiano al vertice della banca. Perché questa volta, quasi certamente, non ci sarà un candidato che batte tutti per meriti. E, se anche ci fosse, pochi, a Berlino e non solo, si arrischierebbero a ripetere gli otto anni ‘non convenzionali’ di Draghi. Questa volta, deciderà la nazionalità.

pev

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