Giustizia: Accertamento a tavolino con contraddittorio (Italia Oggi)

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Il diritto al contraddittorio è previsto per qualsiasi

atto di accertamento a tavolino che abbia richiesto un accesso istantaneo

presso la sede sociale, dovendosi procedere, anche in questo caso, alla

redazione di un processo verbale di chiusura delle operazioni, con

conseguente possibilità per il contribuente di comunicare osservazioni e

richieste entro i termini di legge. È questo il dirompente principio

sancito dalla Corte di Cassazione, con ordinanza 8 febbraio 2018, n. 3060.

La vicenda, scrive Italia Oggi, trae origine dalla impugnazione di

alcuni avvisi di accertamento relativi ad Irap, Ires e Iva dinanzi alla

competente Commissione tributaria provinciale, la quale rigettava il

ricorso. La società contribuente proponeva ricorso in appello dinanzi alla

Commissione tributaria regionale della Sardegna, che, in accoglimento del

gravame, statuiva l’illegittimità degli atti impugnati, in quanto, anche

se esitati in seguito ad accesso presso la sede sociale, non erano stati

preceduti dal rilascio del processo verbale di chiusura delle operazioni,

come previsto dall’art. 12, comma 7, L. 212/2000 (c.d. Statuto dei diritti

del contribuente).

Avverso tale decisione proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle

Entrate, deducendo due motivi: in primis, la violazione di plurime

disposizioni legislative e dei principi rivenienti dalla giurisprudenza

della Corte di Giustizia UE, poiché la CTR aveva affermato l’illegittimità

degli accertamenti impugnati erroneamente qualificandoli come derivanti da

attività di verifica fiscale in senso stretto e proprio, mentre si

trattava di accertamenti “a tavolino”; in secundis, l’omesso esame di un

fatto decisivo controverso, poiché la CTR non aveva considerato le ragioni

di fatto per le quali gli accertamenti impugnati dovevano considerarsi

frutto di un’attività istruttoria meramente interna e non derivante da un

accesso presso la società contribuente.

Affermando tout court l’infondatezza delle suesposte doglianze, la Suprema

Corte ha sancito che la garanzia di cui all’art. 12, comma 7, citato trova

applicazione con riferimento a qualsiasi atto di accertamento o controllo

con accesso o ispezione nei locali dell’impresa, ivi compresi quelli che

siano frutto di un atto di accesso istantaneo finalizzato alla mera

acquisizione della documentazione (cfr., Cass., sentenza n. 15624/2014).

In altri termini, i Giudizi di Piazza Cavour hanno statuito che l’avviso

di accertamento emesso all’esito di un’attività d’indagine svoltasi

prevalentemente presso la sede dell’Amministrazione finanziaria e che

abbia richiesto anche un singolo accesso presso la sede della società

oggetto di controllo, ancorché finalizzato alla mera raccolta della

documentazione necessaria, deve considerarsi frutto di un’attività di

verifica fiscale in senso stretto e proprio, e non di un’attività

istruttoria meramente interna. Conseguentemente, l’Amministrazione

finanziaria deve redigere e rilasciare un processo verbale di chiusura

delle operazioni, adempimento previsto senza distinzioni in ogni caso in

cui il contribuente subisca un accesso e un’ispezione o sia sottoposto a

verifica fiscale ex art. 12, comma 7, L. 212/2000, affinché il

contribuente abbia la possibilità di comunicare osservazioni e richieste,

nel rispetto del diritto al contraddittorio preventivo, entro sessanta

giorni dal rilascio dello stesso.

Dunque, appare evidente la portata dirompente della pronuncia in

rassegna, derivandone da essa che l’avviso di accertamento emesso

all’esito di un’attività di indagine “a tavolino”, che abbia richiesto un

accesso istantaneo presso la sede della società contribuente, anche se

finalizzato alla mera raccolta della documentazione, deve essere preceduto

dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle

operazioni, con conseguente diritto al contraddittorio del contribuente.

Sulla base di quanto sopra, la Corte di Cassazione ha pertanto concluso

che i giudici di seconde cure hanno fatto piena e corretta applicazione

delle disposizioni legislative sopra evocate e dei principi di diritto

sanciti in materia, sia dalla stessa Corte di Cassazione che dalla Corte

di Giustizia UE, così rigettando l’impugnazione proposta dall’Agenzia

delle Entrate.

red/lab

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