B.Carige: Malacalza Inv, chiede a Fiorentino iniziative per tornare a utile

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Malacalza Investimenti, primo socio di Banca Carige,

chiede all’a.d., Paolo Fiorentino, di illustrare quali siano ‘le concrete iniziative in atto e quelle di prossima attivazione per il riequilibrio del conto economico (e per riportare finalmente lo stesso a un risultato positivo), con specificazione della relativa tempistica, allo scopo della riduzione dei costi e del rilancio commerciale e, quindi, dell’incremento dei ricavi’.

La domanda è stata rivolta dall’avvocato Luca Purpura intervenuto

all’assemblea dei soci della banca della Lanterna in rappresentanza di

Malacalza Inv.

Purpura, nel suo intervento, ha anche domandato chiarimenti in merito all’episodio, che ‘non pare esagerato descrivere come di ingiustificata fuga dei depositanti. Occorre ricordare che nella prima mattinata di giovedì 16 novembre 2017 veniva diffuso un comunicato stampa con il quale ‘Banca Carige comunicava che non si sono pienamente realizzate le condizioni per la costituzione del consorzio di garanzia ai fini dell’avvio dell’annunciato aumento di capitale da euro 560 milioni. L’a.d. verificherà nelle prossime ore l’esistenza dei presupposti per il proseguimento del piano di risanamento della banca e per una eventuale proroga dei termini dell’operazione di aumento del capitale”, ricorda l’avvocato.

‘Detto comunicato suscitava per l’appunto un allarme tra i depositanti dagli effetti dirompenti, dando impulso ad una vera e propria nonché incontrollata corsa al ritiro delle somme depositate, che – per riprendere testualmente un’affermazione dell’a.d., riportata dalla stampa il 1° febbraio 2018 – ha ‘rischiato di far saltare’ la banca.

Siffatto comunicato, anche per le circostanze in cui è intervenuto, ha non poco sorpreso Malacalza Inv., la quale, per parte sua e nell’attesa dei giusti chiarimenti che anche qui si chiederanno, ritiene doveroso informare gli azionisti di aver inviato, martedì 14 novembre 2017, una lettera al presidente del Cda, con cui palesava di aver maturato la decisione di sottoscrivere la quota di aumento di capitale corrispondente ai propri diritti di opzione, dopo aver già richiesto alla Bce (il 26 ottobre 2017) l’autorizzazione ad incrementare l’entità della partecipazione sociale fino ad un ammontare massimo del 28% del capitale della banca’, prosegue. ‘Del resto, a seguito dell’unica occasione di incontro offerta dalla banca e dalle banche del costituendo consorzio giovedì 9 novembre 2017, Malacalza Investimenti aveva già trasmesso sabato 11 novembre 2017 il necessario testo di accordo predisposto per andare incontro alle esigenze rappresentatele, venendo onorata del sentito ringraziamento dell’a.d. a nome della banca. E il 14 novembre trasmetteva, come detto, apposita alla lettera alla banca per confermare il suo impegno: senza ricevere alcuna risposta, come ad oggi del resto’ la società ‘non ha ricevuto risposta ad altra successiva lettera del 11 gennaio 2018 ancora riguardante l’operazione di aumento e della quale si è per di più dovuta constatare, con disappunto, la veicolazione per stralci sui giornali’.

Malacalza Inv. domanda quindi all’a.d. di spiegare: perché Carige abbia emesso il comunicato del 16 novembre mattina scorso; quali erano le circostanze che giustificavano l’affermazione, contenuta nel comunicato: ‘non si sono pienamente realizzate le condizioni per la costituzione del consorzio di garanzia’; perché si sia omesso di dar conto nel comunicato delle dichiarazioni di Malacalza Inv. in merito all’esercizio delle opzioni di sua competenza, dichiarazioni ribadite nella lettera trasmessa alla banca il 14 novembre 2017, dandosi invece solo conto del più generico ed indefinito interesse di terzi investitori; perché non ci si sia avvalsi delle facoltà concesse dalla legge di ritardare la comunicazione al pubblico, anche nell’ipotesi in cui si fosse ritenuto che le informazioni che costituivano oggetto del comunicato dovessero essere qualificate come privilegiate’, puntualizza Purpura.

‘I chiarimenti richiesti appaiono tanto più urgenti avuto riguardo al fatto che già il successivo 17 novembre 2017 la situazione profilata nel comunicato del 16 novembre rientrava: rimanendo solo, alla Banca, il pregiudizio procurato dalla fuga di liquidità. Al riguardo si chiede altresì di conoscere l’esatto importo dei prelevamenti di liquidità verificatisi in quei giorni, come la banca abbia fronteggiato tale situazione, con quali rimedi e con quali oneri, quanta parte di detta liquidità può stimarsi essere stata riversata ad oggi nei conti presso la Banca dai medesimi depositanti che ebbero a prelevarla e quali iniziative siano state prese al riguardo per favorirne il rientro’, aggiunge.

‘Con riguardo ai costi dell’operazione di aumento di capitale e di rafforzamento patrimoniale, si chiede: a quanto ammontino gli oneri complessivi e quelli per singole voci assunti da Carige in relazione all’operazione di aumento di capitale e alle connesse operazioni di rafforzamento patrimoniale (incluse cessioni di assets), comprensivi di quelli per compensi a terzi per rapporti di collaborazione e di consulenza, e degli oneri impliciti nelle singole operazioni; a quanto ammontino le remunerazioni, comprensive di ogni componente e accessorio, pattuite in favore delle banche del consorzio di garanzia, di Equita Sim, dei sub-garanti e dei consulenti legali dell’operazione di aumento di capitale e rafforzamento patrimoniale (incluse cessioni di assets); se Equita Sim abbia operato su incarico di Banca Carige e quale sia stata l’esatta misura del rischio che essa abbia eventualmente assunto per la copertura dell’aumento di capitale. Con riferimento agli specifici profili relativi all’articolazione e all’attuazione dell’aumento, si domanda che vengano forniti ragguagli sulle operazioni di cessione di assets che sono state convenute contestualmente con l’assunzione da parte dei cessionari di impegni di sottoscrizione di quote dell’aumento di capitale’.

La holding dei Malcalza domanda quindi ‘perché si è dovuti ricorrere ad una simile correlazione; come è stato contrattualizzato il collegamento tra le operazioni di cessione e gli impegni di sottoscrizione; come si sono sviluppate le gare che, in base alle informazioni pubblicate dalla Banca, sarebbero state espletate per la scelta dei cessionari; iv) se vi siano state, anche all’esito di dette gare, e nella fase antecedente la conclusione di accordi con cessionari, ulteriori interlocuzioni con altri interessati all’acquisto degli assets; se sia stata data a questi ultimi l’opportunità di formulare offerte migliorative, con o senza l’assunzione di impegni di sottoscrizione dell’aumento di capitale; che impatto ha avuto sul prezzo di cessione il collegato impegno di sottoscrizione dell’aumento di capitale; se siano stati acquisiti pareri preventivi sulle conseguenze derivanti dal collegamento negoziale tra le due operazioni (acquisto di assets e sottoscrizione aumento); considerato che le operazioni di cessione-sottoscrizione comportavano l’acquisizione da parte dei cessionari della qualità di soci della Banca, se sia stato ipotizzato di dover applicare la procedura relativa ad operazioni con parti correlate e se sia stato, comunque, chiesto un parere preventivo sul punto’, puntualizza ancora l’avvocato.

‘Come è noto, immediatamente dopo il completamento dell’operazione di aumento di capitale, si è verificata una notevole e progressiva flessione delle quotazioni del titolo Carige, in concomitanza con notizie di stampa in merito a vendite di rilevanti quantità di azioni da parte di cessionari di assets della Banca divenuti azionisti in forza della sottoscrizione correlata all’acquisto di assets. Si domanda se furono pattuite – e se no per quale ragione; e se sì di quale tenore – clausole limitative della libertà di alienazione delle azioni da parte dei suddetti cessionari, quantomeno per determinati quantitativi e per un certo tempo. Ci riferiamo, in ultimo, ad articoli apparsi sulla stampa nei quali si sono reiteratamente menzionate supposte comunicazioni o determinazioni della Bce volte ad escludere o limitare l’eventualità di ingerenza di Malacalza Inv. sulla Banca. Premesso che, come è ben noto alla banca’ la società ‘si è spontaneamente preclusa la direzione e il coordinamento su Carige, al fine di assicurare che quest’ultima potesse continuare a svolgere le funzioni di capogruppo bancario, si chiede: se vi siano effettivamente state comunicazioni o determinazioni della Bce del tenore riferito dalla stampa; e in caso affermativo, di quale contenuto e quali risposte abbia dato al riguardo il vertice della Banca alla Bce e perché non ne abbia informato’ la società, ‘in considerazione del coinvolgimento della stessa in dette ipotizzate comunicazioni o determinazioni; ovvero, in caso negativo, perché la Banca non abbia provveduto a smentire le voci di stampa’.

cce

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