Radio, perché con le «quote» della Lega la musica italiana diminuirebbe

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«E se una radio è libera ma libera veramente mi piace ancor di più perché libera la mente», cantava nel 1976 il milanese Eugenio Finardi. Un anno dopo, a 24 chilometri di distanza da Milano, nasceva Alessandro Morelli che, 40 e passa anni più tardi, divenuto deputato della Lega, dopo essere stato direttore di Radio Padania, propone un rivoluzionario Ddl: il 33% delle canzoni trasmesse in radio dovrà essere di un autore italiano. Peccato che la proposta, qualora dovesse davvero diventare legge ed essere applicata con solerzia, avrebbe come effetto la diminuzione delle canzoni italiane trasmesse, oggi pari al 45 per cento del totale.

Radio sovranista
Un paradosso bello e buono quello della «radio sovranista», progetto sul quale il parlamentare si augura di «raccogliere il maggior numero di firme tra i gruppi». E non è escluso che accada, considerando che qualcosa di non troppo diverso era già stato auspicato da Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali del Centrosinistra. Viene tuttavia da chiedersi se l’onorevole Morelli, prima di redigere il Ddl acchiappaclick, abbia anche distrattamente buttato lo sguardo sulle statistiche elaborate da EarOne, società che per lavoro monitora con strumenti scientifici l’airplay radiofonico.

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