Dai vertici del Parlamento alla legittima difesa, quando FI e M5S sono sulla stessa linea

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Silvio Berlusconi interviene dal palco del Palazzo dei Congressi dell’Eur, all’assemblea degli eletti di Forza Italia, e ricorre a quello che, negli ultimi tempi, è un suo cavallo di battaglia: l’attacco a M5S. Questa volta il Cavaliere punta l’indice contro «questi signori dei Cinque Stelle incompetenti, dilettanti e quindi pericolosissimi».

Il via libera definitivo alla legittima difesa
L’ennesimo attacco, in occasione di una kermesse pubblica, arriva a poche ore dall’approvazione definitiva da parte del Senato del disegno di legge sulla legittima difesa. Un’approvazione che, stando al resoconto delle cronache parlamentari, ha registrato una convergenza tra Fi e Cinque Stelle. Entrambe le forze politiche hanno detto sì a quello che è considerato un cavallo di battaglia della Lega. Il semaforo è però scattato sulla base di motivazioni diverse. Per i pentatellati la riforma rientrava nel contratto per il governo del cambiamento, che è alla base dell’esecutivo Conte. Per gli Azzurri, il tema della legittima difesa era ed è uno di quelli alla base della coalizione di centrodestra. Tant’è che Salvini ha ringraziato «gli amici dei 5 Stelle» ma anche quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia che hanno votato dalla stessa parte. Per la cronaca, il provvedimento sarebbe passato anche senza i voti dei forzisti e del partito di Giorgia Meloni, sebbene “al pelo”. Nella maggioranza sono stati 51 i sì della Lega e 91 dei 5 stelle. La somma fa 142, esattamente il quorum necessario per la votazione rispetto al numero legale ( nel complesso i sì sono stati 201, 38 no e 6 astenuti). Se da una parte l’alleanza Lega-M5S ha retto, dall’altra rimane il fatto che i senatori di Forza Italia e quelli M5S, in quell’occasione, hanno sostenuto una linea politica analoga, a favore del provvedimento.

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