Autonomia, ora Salvini è costretto ad agire

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Le sorti del Governo dipendono e non poco anche da come si risolverà la partita sull’autonomia regionale. E il primo ad esserne consapevole è Matteo Salvini. Il leader della Lega, pur avendo vinto la battaglia per la nazionalizzazione del partito, sa bene che non può permettersi di deludere gli elettori del Nord. È da loro che tuttora dipende il primato che i sondaggi attribuiscono al Carroccio.

Un ruolo certo non marginale per alimentare questo vento del Nord lo ha avuto e continua ad averlo il processo autonomista portato avanti dai governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana. Dopo mesi di confronto e di annunci che davano per imminente la chiusura delle prime tre intese (c’è anche quella con l’Emilia Romagna), all’inizio della settimana scorsa è arrivata invece una brusca frenata. La ministra per gli Affari Regionali, la leghista Erika Stefani, al termine di un incontro con le Regioni ha ammesso che ci sono ancora «nodi politici» da sciogliere. Tradotto: non c’è accordo nel Governo. E questo vale sia sul versante del merito, ovvero su alcune delle competenze rivendicate dalle Regioni e osteggiate dai ministeri interessati (in particolare Ambiente, Trasporti e Sanità), sia su quello procedurale.

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