Anche al Giro d'Italia l'ultima parola spetta al Var: declassato Viviani

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Era atteso. Ed è arrivato. Il dibattito è aperto. Parliamo del Var che è entrato prepotentemente nel ciclismo dando l’ultima parola sul vincitore delle terza tappa del Giro d’Italia conclusa a Orbetello dopo 220 chilometri nella campagna toscana. Una tappa per sprinter, per gente che non ha paura di pedalare a 70 all’ora in quel mucchio selvaggio che è un arrivo di velocisti.

La tappa se l’era aggiudicata Elia Viviani, il nostro sprinter più atteso dopo la sconfitta domenica a Fucecchio per opera del tedesco Ackermann. Così, questa volta, sul traguardo di Orbetello, il veronese arriva carico come una molla. Forse troppo perchè come si vede al rallentatore, Viviani, negli ultimi 75 metri taglia la strada a Moschetti battendo poi il colombiano Gaviria. Al traguardo Viviani, pur felicissimo, capisce d’aver fatto una scorrettezza. Ma la ritiene ininfluente:
«Ackermann è partito lungo e ho sfruttato la sua ruota. Mi dispiace per il contatto con Moschetti perché ho sentito che ci siamo toccati con la scarpa. Per me era il momento di uscire, è una bella vittoria e sono felicissimo. E’ bello vincere col tricolore addosso al Giro».

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