Vertice Salvini-Tria, Lega in pressing sulla crescita ma senza rompere

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L’Italia dovrà rispondere no alla probabile richiesta Ue di manovra correttiva perché l’economia inizia a mostrare «importanti segnali di ripresa che deve essere sostenuta da investimenti e taglio delle tasse». Nel vertice mattutino fra il ministro dell’Economia Tria e il vicepremier Salvini, accompagnato a Via XX Settembre dallo stato maggiore economico del Carroccio, il partito uscito trionfante dal voto torna a premere per spazzare via un po’ di prudenza giudicata di troppo sulle sorti economiche del Paese. È lo stesso braccio di ferro andato in onda prima del Def. Ma ora il quadro è cambiato. Per due ragioni.

La partita sulle stime di crescita
La prima è ovviamente nei numeri del voto, che fanno della Lega la regina del quadro politico italiano e spingono il suo leader Salvini ad allargare ulteriormente il proprio campo d’azione parlando spesso da premier di fatto. La seconda è che gli obiettivi iper-prudenti di crescita (0,2% quest’anno, contro lo 0,4-0,5% per cui spingevano dalla Lega) scritti nel Def non sono serviti a fermare le obiezioni europee. Obiezioni che riguardano il mancato rispetto dei target sul debito 2018: ma è naturale che la partita su procedura e sanzioni si giochi prima di tutto su quel che Roma intende fare nei prossimi mesi in fatto di finanza pubblica.

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