La qualità è il “bene-rifugio” dell'Italia del Mancio

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Il calcio d’angolo di Bernardeschi, il conseguente destro al volo di Insigne, lo scatto del napoletano che inventa l’assist per la girata d’autore di Verratti. Tanti gesti, una parola: qualità. E’ l’attingere a questo bene-rifugio che permette a Mancini e alla sua (ancor giovine) Italia di venire a capo del rebus Bosnia, dopo che per tutto il primo tempo – trascinati da quasi 8mila tifosi e dalla sapienza calcistica di Dzeko e Pjanic – i balcanici c’avevano fatto girar la testa e veder le stelle (quelle gialle della loro simpatica ed elegante bandiera).

Nella piccola Sarajevo che i variopinti tifosi gialloblu avevano ricreato all’Allianz Stadium, Azzurra era rimasta sorpresa, intorpidita dal sin troppo facile –come ben ha dimostrato l’Armenia… – banchetto del gol vissuto sabato ad Atene, e dal miraggio delle sospirate vacanze che si materializzava ad appena 90 minuti più recupero di distanza. A far svanire entrambi le chimere ci hanno pensato gli uomini di quel Prosinecki che, se non nel fisico, ha conservato almeno nell’intelletto buona parte di quel genio pallonaro che negli Anni Novanta gli regalò una carriera che solo i troppi infortuni non trasformarono da ottima in sublime.

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