Hormuz, venti di guerra Usa-Iran sulle rotte del petrolio

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Lo Stretto di Hormuz si ritrova vulnerabile. Sempre più spesso si parla di strade ed energie alternative, di vie della Seta o di rotte artiche… Ma è ancora da questo Stretto che porta le acque del Golfo Persico nell’Oceano Indiano, e il greggio del Medio Oriente ai mercati internazionali, che viaggia un quinto delle forniture di petrolio che servono il mondo. Petrolio saudita, iraniano, iracheno, del Bahrain, del Kuwait, degli Emirati: 18,5 milioni di barili al giorno sono passati di qui nel 2016, 16 milioni attraverso lo Stretto di Malacca, 5 milioni dal canale di Suez. Chi ha interesse a gettare nel caos la navigazione lungo questa rotta del petrolio, vendicando le sanzioni che bloccano il proprio export? In maggio del petrolio venduto dall’Iran – 2,5 milioni di barili al giorno nell’aprile 2018 – sono rimasti solo 400mila barili. Più di una volta Teheran ha avvertito che avrebbe bloccato Hormuz, se le si fosse impedito di vendere il proprio greggio.

L’attacco del 13 giugno coincideva con la presenza a Teheran di un mediatore, il giapponese Shinzo Abe, premier di un Pae

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