Conti pubblici: l’Ue vuole legare Roma sui conti (MF)

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A Bruxelles iniziano a circolare documenti in vista di una revisione del Patto di Stabilità che possa rendere più difficile per l’Italia ottenere flessibilità sui conti pubblici. Per il momento si tratta di riflessioni tecniche, senza un via libera politico.

Ma il bersaglio, seppur non nominato esplicitamente, scrive MF, è chiaro: Roma è la capitale che più intimorisce per l’andamento delle finanze statali, per l’incertezza politica e per la presenza di partiti anti-Europa. Il documento Ue, intitolato SGP 2.1 (dall’acronimo inglese del Patto) e reso noto ieri dal Financial Times, propone una «sostanziale semplificazione» delle regole per gli Stati. In particolare si mira a modificare l’attuale richiesta di ridurre il debito pubblico fino al 60% del pil con un calo di un ventesimo dell’ammontare ogni anno: la disposizione si è rivelata troppo difficile da raggiungere per Paesi come l’Italia, e quindi viene superata attraverso la flessibilità concessa dalla Commissione.

I funzionari Ue hanno evidenziato il fallimento delle attuali normative, che causano «posizioni fiscali imprudenti» e «politiche procicliche». Perciò hanno suggerito «una ragionevole e sostenibile riduzione del debito per le economie più vulnerabili»: in altri termini spingono per regole meno severe, ma più semplici e chiare, in modo che non possano essere scavalcate dalle interpretazioni politiche. Finora nessun Paese ha mai subìto una procedura per debito eccessivo e, a maggior ragione, nessuno è stato mai sanzionato da Bruxelles. L’Italia ha rischiato la procedura per due volte negli ultimi mesi, andando inizialmente contro le indicazioni della Commissione, prima di accettare le condizioni Ue.

Alcuni partiti italiani, Lega in primis, hanno visto nella pressione europea una violazione della sovranità nazionale. Molti Paesi nordici, a cominciare da Germania e Olanda, hanno invece accolto con diffidenza la decisione di Bruxelles di non agire contro l’Italia. Perciò gli Stati del Nord sperano in una gabbia di norme più stringente, dalla quale sia più difficile sfuggire.

In questa direzione va anche la riforma del fondo Esm, che è già stata messa nero su bianco dai leader europei: l’European Stability Mechanism, un organo tecnico, affiancherà la Commissione e avrà un maggior ruolo nella valutazione degli Stati. Questa novità è passata nel silenzio generale: molto più difficile sarebbe una revisione del Patto, considerando le divergenze tra Paesi e l’impatto sull’opinione pubblica.

Ieri una portavoce della Commissione Ue ha buttato acqua sul fuoco sul documento trapelato sul Ft, sottolineando che si tratta di un semplice «brainstorming», a cui non deve essere data «alcuna credibilità». Per Bruxelles sono «semplicemente idee, che non sono state neanche viste dai politici e che quindi probabilmente non vedranno mai la luce».

red

francesca.chiarano@mfdowjones.it

 

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