Finanza: Bcg, le 32 aziende italiane che sono rinate dopo la crisi

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Sono 32 i “Comeback Kids” italiani, le aziende

resilienti che sono riuscite a completare con successo un turnaround,

uscendo rafforzate dopo un periodo di crisi.

Società che, dopo un calo dell’Ebitda per almeno due anni consecutivi,

sono state in grado di invertire la tendenza negativa dei profitti e

tornare a una forte crescita. Lo rivela la ricerca “The Italian Comeback

Kids. Lessons from successful turnaround” di Boston Consulting Group, che

ha analizzato le performance finanziarie dal 2010 al 2017 di 200 imprese

di vari settori con oltre 500 milioni di euro di fatturato (escluse

banche, assicurazioni e società energetiche), da cui ha selezionato quelle

con un calo della marginalità per due anni consecutivi.

Tra le aziende che hanno mostrato difficoltà, circa un terzo è stato in

grado di completare il proprio turnaround con un miglioramento delle

performance sorprendente: nel dettaglio i “Comeback Kids” italiani hanno

registrato un aumento del 28% dell’Ebitda dal 2010 al 2016, rispetto al 6%

della media del campione analizzato e al -29% delle aziende che non sono

state in grado di lanciare un turnaround.

Per i “Comeback Kids”, durante l’arco temporale considerato anche il

rendimento medio annuo totale degli azionisti (parametro che include sia i

guadagni che i dividendi) è stato del 7%, rispetto al -3% fatto registrare

dalle aziende che hanno perso la finestra utile per il turnaround.

La ricerca evidenzia come le misure preventive di cambiamento, avviate

prima dello stato di crisi palese, producono un valore a lungo termine ben

più alto di quelle reattive: “Un momento di discontinuità o di flessione è

parte del ciclo di vita di un’azienda, però è fondamentale essere in grado

di comprenderlo, gestirlo, e soprattutto anticiparlo”, commenta Francesco

Leone, Managing Director & Partner di Bcg, responsabile dell’unità Turn in

Italia, Grecia e Turchia e primo autore della ricerca. “Solamente un terzo

tra le imprese italiane in difficoltà compie un turnaround; in altri Paesi

la percentuale è più alta. La tipica media azienda italiana, spesso a

gestione familiare, non ha gli strumenti o l’attitudine a identificare nel

tempo i segnali della crisi, non investe sufficientemente in strumenti di

monitoraggio, ma ha buone capacità di reazione quando stimolata”.

Lo studio ha paragonato la performance di turnaround delle aziende

italiane a quella di altri Paesi: le italiane mostrano risultati nella

media, senza fattori specifici del mercato nazionale che possano favorire

o inibire gli sforzi del management nel compiere un turnaround. Sono state

comparate poi le prestazioni settore per settore: le aziende dei beni

industriali e della distribuzione/vendita al dettaglio hanno più

probabilità della media di avere successo in un turnaround; quelle della

sanità e dei beni di consumo meno. Le società quotate hanno una capacità

significativamente migliore di realizzare un turnaround rispetto alle non

quotate: una possibile spiegazione è che gli azionisti esterni sono in

grado di esercitare pressioni sui team di gestione per le modifiche

necessarie.

cce

 

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