Venezuela: Usa, Maduro non sta mostrando di voler lasciare il potere

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L’inviato degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliot Abrams, ha affermato che non vi è alcun segnale che il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, sia disposto a negoziare un accordo per porre fine al suo potere, evidenziando che gli sforzi degli Usa per forzare un cambio di Governo sono in fase di stallo.

Il commento di Abrams è arrivato dopo le rivelazioni su colloqui segreti in corso tra gli Stati Uniti e gli alti funzionari del regime di Maduro come parte del tentativo statunitense di sostituire l’attuale presidente del Venezuela con il leader dell’opposizione, Juan Guaidò.

Abrams ha affermato che gli Stati Uniti comunicano regolarmente con il Governo di Maduro ma che le due parti non sono coinvolte in una trattativa sull’uscita del presidente.

“Devo dire che non ho ancora visto alcun segnale della volontà di negoziare quel tipo di compromesso, il che è ovviamente molto spiacevole”, ha detto Abrams ai giornalisti, aggiungendo che la fine del potere di Maduro è l’unica soluzione possibile alla crisi.

Funzionari dell’amministrazione Usa hanno tenuto colloqui con funzionari venezuelani tra cui il vice di Maduro Diosdado Cabello, che dirige l’Assemblea costituente nazionale del Paese ed è stato sanzionato da Washington per traffico di droga.

Per Cabello un obiettivo essenziale è quello di ottenere dagli Stati Uniti la garanzia che lui e altri possano rimanere in politica in Venezuela e non subire sanzioni se il regime lascerà il potere, secondo il Wall Street Journal.

I funzionari dell’amministrazione Usa hanno dichiarato pubblicamente che i colloqui segreti con il regime si concentrano esclusivamente sul raggiungimento dell’obiettivo dell’uscita di Maduro. Coloro che hanno familiarità con la strategia affermano che la divisione del regime e l’intenzione di alcuni alti funzionari a disertare indeboliranno il presidente.

Guaidò è presidente dell’Assemblea nazionale e gli Stati Uniti lo hanno riconosciuto come presidente ad interim del Venezuela fino a quando non si terranno elezioni libere ed eque. L’opposizione ha richiesto le elezioni perché Maduro è stato rieletto nel 2018 in un voto considerato fraudolento, spingendo gli Stati Uniti e oltre 50 altri Governi a dichiarare illegittima la sua presidenza.

Abrams ha rifiutato di commentare i dettagli dei colloqui con i principali funzionari di Maduro ma ha detto che gli scambi con il regime sono continuati su argomenti come la prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre. Non è chiaro se Maduro parteciperà alla riunione dei leader mondiali a New York. L’inviato Usa non ha fatto commenti sulla possibilità di un’amnistia per Maduro ma ha detto che gli Stati Uniti non cercheranno di punirlo se si dimetterà.

“Questo è un obiettivo politico, non c’è alcun vantaggio personale. Non stiamo cercando di perseguitarlo, non vogliamo punizioni o vendette ma solo un cambiamento politico”, ha detto Abrams.

L’inviato degli Stati Uniti ha affermato poi che la Russia è rimasta un’importante fonte di sostegno per il regime e che la società russa Rosneft è il maggiore acquirente di petrolio venezuelano. Abrams ha affermato che il presidente venezuelano sta spendendo denaro per rimborsare il debito e acquistare armi russe invece di beni di cui la popolazione ha un disperato bisogno, come cibo e medicine.

Nel frattempo, i negoziati separati che si stavano svolgendo alle Barbados tra il regime e la sua opposizione interna sono stati recentemente sospesi dal Venezuela. Abrams ha affermato che non vi è alcuna data per la ripresa di tali discussioni, poiché l’opposizione sta valutando se il Governo di Maduro sia serio o stia semplicemente guadagnando tempo per indebolire la loro azione.

Alcune fonti hanno affermato che il regime ha offerto la possibilità di elezioni all’opposizione ma alcune figure influenti del regime, tuttavia, non sono disposte a sostenere le elezioni senza che gli Stati Uniti assicurino che le sanzioni contro di loro saranno revocate in cambio del loro ok a un voto.

Abrams sta cercando ulteriore supporto dall’Unione Europea, che dovrebbe imporre sanzioni contro il Venezuela se i colloqui tra Maduro e l’opposizione non riusciranno a trovare una soluzione. “Ci è stato detto che ci saranno sanzioni da parte dell’Ue”, ha affermato l’inviato Usa, aggiungendo che sarebbe meglio se l’Unione imponesse immediatamente sanzioni per aumentare la pressione sul regime.

cos

 

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