Ilva: Emiliano, sempre pensato che Mittal voleva chiudere (MF)

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Che la decarbonizzazione fosse l’unica strada, Michele Emiliano l’ha sempre sostenuto. Adesso il governatore della Puglia trova la sponda del governo che per salvare l’ex Ilva, propone ad ArcelorMittal proprio di trasformare Taranto in un hub della trasinzione energetica della siderurgia. Parola del premier Giuseppe Conte: «dobbiamo anticipare i tempi, considerato che la decarbonizzazione è una via obbligata». E così il presidente della Regione, animo pugnace e spesso controcorrente, stavolta si trova sullo stesso fronte dell’esecutivo e ne difende l’operato. Giusto respingere al mittente le richieste di Arcelor Mittal di avere lo scudo penale sull’ex Ilva di Taranto ottenendo anche 5.000 esuberi, sottolinea mentre si avvia verso Roma in auto, ma anche necessario fare fronte comune per evitare l’abbandono del sito da parte della multinazionale. «L’esecutivo ha fatto bene a porre l’ultimatum a Arcelor Mittal, ora vediamo come si svilupperà la vicenda», afferma a MF-Milano Finanza. «Sono stato il primo due anni fa a dire che Mittal veniva a Taranto sostanzialmente per chiudere l’azienda perché era monopolista del mercato e per questo mi sono preso un sacco di improperi. Ora vedo che il loro gioco sta emergendo, anche più rapidamente di quello che forse loro stessi pensavano perché il mercato dell’acciaio ha subito una grande contrazione».

Domanda. Ma il governo ha fatto bene ad andare al braccio di ferro con la multinazionale?

Risposta. «Sì. Il governo ha fatto bene a mettere i paletti in chiaro a Mittal. La strada è quella di un ritorno del ramo d’azienda allo Stato, che peraltro ha dato in affitto a Mittal l’acciaieria, poi spetterà al governo decidere».

Domanda. Deve tornare un commissario?

Risposta. «Se torna un commissario come propone il mio amico Boccia va bene, ma sia chiaro che la Puglia si è mossa bene in questo quadro perché ha fatto avere all’Ue dieci miliardi di investimenti nel settore, rispettando i canoni ambientali. Certo va cambiata la produzione all’ex Ilva perché le brande di ghisa non le compra più nessuno ma è un asset strategico».

Domanda. Dovrebbe gestire la Cdp questa fase così critica?

Risposta. «L’ipotesi di Cdp forse è una strada percorribile perché c’è la necessità di avere qualcuno che nello Stato si occupi della cosa dal punto di vista finanziario, ma non voglio addentrarmi più di tanto in questa faccenda perché spetta al governo e ai ministri competenti decidere. Dopo l’incontro che abbiamo avuto ieri a Palazzo Chigi capiremo come il governo si vuole muovere su questo fronte».

red/fch

 

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