Banche: Bankitalia, in arrivo ispezioni su gestori Npl (Sole)


Il governatore Ignazio Visco l’ha annunciato sabato scorso al Forex: la Banca d’Italia sta mettendo sotto la lente le società che si occupano in Italia di gestire e recuperare i crediti in sofferenza. E, secondo quanto risulta al Sole 24 ore, l’approfondimento è imminente: Banca d’Italia ha già fissato con le principali società di recupero crediti (i cosiddetti “servicer”) il calendario degli incontri, tra febbraio e marzo. E ha già messo nero su bianco anche i punti che vuole approfondire: dall’accuratezza dell’informativa sui recuperi dei crediti all’assetto organizzativo, dall’aggiornamento dei business plan fino agli obblighi di antiriciclaggio.

Il motivo di questo “faro” è facile da immaginare: in Italia ci sono -secondo le stime di Banca Ifis- 325 miliardi di crediti deteriorati da recuperare. Una montagna di prestiti, in parte ancora nei bilanci delle banche e in parte venduti a investitori internazionali. Ma tutti sono da gestire. E si tratta di un lavoro complesso: molti addetti ai lavori dubitano che tutte le società di recupero-crediti abbiano le

spalle abbastanza larghe (in senso di organizzazione interna, di personale specializzato, di sistemi gestionali e così via) per lavorare una tale massa di Npl.

E dato che lo Stato ha messo garanzie (chiamate Gacs) su molte

cartolarizzazioni con cui le banche hanno ceduto sofferenze, sapere come va il recupero dei crediti non è secondario: se i “servicer” non riescono

a raccogliere abbastanza soldi dai debitori morosi, infatti, prima o poi lo Stato potrebbe essere chiamato a onorare le garanzie a favore degli investitori. Cioè a contribuire a rimborsare le obbligazioni “senior”. Sul mercato non pochi pensano che andrà proprio a finire così. Anche se invece dal Ministero dell’Economia, contattato, arrivano segnali rassicuranti.

Bankitalia ha già comunicato alle società di recupero-crediti quali risposte vuole. L’elenco è lungo. Vuole sapere, per esempio, se ogni servicer ha informazioni adeguate per fare una mappatura completa e dettagliata dell’andamento delle operazioni gestite. Bankitalia vuole poi capire se i servicer hanno le serie storiche sui recuperi. Vuole approfondire come operano sui crediti semi-deteriorati, cioè i cosiddetti Utp. O che rapporto c’è tra la due diligence di un portafoglio di crediti e l’incarico a gestirlo. E poi vuole mettere gli occhi su tanti aspetti organizzativi: come viene aggiornato il business plan, qual è il grado di informatizzazione, se il “servicer” usa società esterne per recuperare i crediti (e in tal caso come vengono selezionate e monitorate) o che sistema gestionale utilizza. Insomma: una radiografia completa.

L’indagine di Via Nazionale (come il monitoraggio del Mef) arriva in un momento in cui su alcune cartolarizzazioni di Npl vari addetti ai lavori

esprimono dubbi. Secondo l’ultimo rapporto di Moody’s (di settembre),

nove cartolarizzazioni di Npl su 14 monitorate presentano performance

del recupero-crediti inferiori rispetto a quelle previste nei business plan. Risultato simile si trova nel report di PWC, che si concentra solo su quelle assistite da garanzia statale: 6 su 17 non stanno rispettando la tabella di marcia dei recuperi. E anche l’ultimo Market Watch di Banca Ifis raggiunge risultati simili: 6 operazioni su un totale di 11 analizzate sono (in gran parte lievemente) sotto-performanti. Insomma: in molti casi il recupero crediti è insufficiente. “Può essere solo un effetto temporaneo”, scriveva Moody’s ai tempi. Ma tra gli addetti ai lavori c’è chi non la pensa così: le performance sono deludenti perché – a loro dire – alcune società di recupero non sono abbastanza attrezzate.

E questo è proprio l’oggetto dell’indagine di Bankitalia.

vs