Bankitalia: calo Pil 2020 nel Lazio sotto media nazionale


Nel 2020 la caduta del Pil nel Lazio sarà significativa, ma inferiore a quella media nazionale.

E’ quanto emerge dal rapporto “L’Economia del Lazio 2019” di Banca d’Italia. L’emergenza economica ha investito un’economia regionale che mostra segnali di debolezza. Negli ultimi due decenni il Pil pro capite è cresciuto meno sia nel confronto con le regioni europee, che presentano caratteristiche simili, sia rispetto alla media nazionale. Vi ha contribuito una performance relativamente peggiore della produttività, favorita dall’espansione dei servizi a bassa intensità di conoscenza.

Le ricadute della pandemia sul mercato del lavoro sono state considerevoli, in un contesto già caratterizzato da una debole dinamica dell’occupazione negli ultimi due anni; tra marzo e aprile 2020 il numero di assunzioni nel settore privato è diminuito bruscamente. Nel primo quadrimestre del 2020, le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono aumentate di circa tre volte rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente (di otto volte a livello nazionale).

Le condizioni finanziarie delle famiglie del Lazio rimangono solide. La ricchezza delle famiglie è pari a 9,3 volte il reddito disponibile, un dato superiore alla media italiana. Rispetto al 2008 la ricchezza è tuttavia diminuita, per il calo delle quotazioni immobiliari che dal 2012 ha ridimensionato il valore della ricchezza reale, non compensato dalla crescita della componente finanziaria. Per quest’ultima, negli anni

più recenti vi è stata anche una ricomposizione del portafoglio a favore delle attività più liquide o più diversificate; ciò potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto negativo della crisi economica in essere.

Nel 1* trimestre del 2020 il flusso di nuovi mutui si è ridotto rispetto alla fine del 2019, per la diminuzione delle compravendite immobiliari innescato dal lockdown introdotto a marzo. Anche il credito al consumo, dopo una significativa espansione nell’ultimo quadriennio, ha registrato un rallentamento nei primi tre mesi del corrente anno, in connessione con il deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro e con il significativo calo dei consumi di beni durevoli. La fragilità

finanziaria delle famiglie resta contenuta: nell’ultimo decennio il rapporto tra debiti e reddito disponibile è rimasto sostanzialmente stabile e la quota di famiglie considerate finanziariamente vulnerabili permane su livelli bassi, analoghi a quelli precedenti la crisi

del 2008. Nell’ultimo quinquennio vi è stata inoltre una ricomposizione dei mutui a favore di quelli a tasso fisso, che ha ridotto l’esposizione delle famiglie laziali al rischio di oscillazione dei tassi d’interesse.

Nel primo trimestre del 2020, in seguito ai provvedimenti restrittivi adottati

per affrontare l’emergenza sanitaria, le compravendite di immobili residenziali e non residenziali sono diminuite rispettivamente del 15,3 e 14,6% (15,5% e 17,1% in Italia), rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La flessione è stata prevalentemente indotta dalle difficoltà a perfezionare gli atti notarili di rogito, relativamente a compravendite per le quali le trattative erano state concluse.

pev