Basilicata, il voto punisce il «sistema» dell’ex governatore Pittella

Malgrado l’elezione in consiglio regionale con 8.803 voti, è lui, Marcello Pittella, presidente uscente della Regione Basilicata (nonché fratello di Gianni Pittella, ex presidente del gruppo socialista al Parlamento europeo) il grande sconfitto di queste elezioni. Lui e il suo sistema di potere. Alle regionali del novembre 2013 la coalizione di centrosinistra da lui guidata (peraltro senza i vendoliani di Sel) prese il 59,6%. Nelle precedenti tornate nel 2010, nel 2005 e nel 2000 il candidato di centrosinistra, sempre vittorioso, prese oltre il 60% dei voti. Questa volta la coalizione di centrosinistra si è schiantata al 33,1%. E poco consola il fatto che il risultato segni una decisa inversione del trend rispetto alle politiche dell’anno scorso, quando il centrosinistra di area Pd si inabissò al 19,6% e Leu prese il 6,4% (insieme avrebbero totalizzato il 26%).

Le ragioni del tracollo
Se la batosta delle elezioni politiche del marzo 2018 ha ragioni soprattutto nazionali (con il Pd di Renzi al minimo storico in tutta Italia), il tracollo locale odierno viene da lontano. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata probabilmente l’inchiesta sulla sanità lucana, che ha portato Pittella il 6 luglio 2018 agli arresti domiciliari (poi revocati), alla sospensione dall’incarico e infine alle dimissioni da governatore a gennaio 2019. Lui voleva ricandidarsi malgrado tutto e tutti. Lo hanno implorato di fare un passo indietro. I bersaniani di Roberto Speranza avevano posto una unica condizione per rinunciare alla loro candidata Carmen Lasorella e convergere con il Pd: qualsiasi candidato tranne Pittella. Il pressing è aumentato di intensità dopo che il centrodestra unito (Fi-Lega-FdI) il 18 febbraio ha lanciato il generale (in pensione) della Guardia di Finanza Vito Bardi, in quota Forza Italia, che si è poi imposto nelle urne.

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