Brexit: Uk pronta a uscita da Ue, tempo per accordo commercio stringe


I legislatori britannici sono tornati ieri in Parlamento dopo la pausa natalizia, pronti per ratificare l’accordo sulla Brexit del primo ministro, Boris Johnson, e portare così il Regno Unito fuori dall’Ue alla fine del mese.

Con l’uscita politica e legale di Londra dal blocco non finirà però l’incertezza per le imprese. Johnson ha promesso che il Regno Unito sarà finalmente fuori dall’orbita economica dell’Ue entro la fine dell’anno, libero di definire le proprie regole e concludere accordi commerciali con altri Paesi.

Per mantenere questa promessa il premier ha fissato un calendario molto ambizioso nel tentativo di raggiungere un nuovo accordo commerciale con l’Unione entro la fine del 2020. Se un accordo non sarà siglato in tempo, le esportazioni britanniche verso il blocco dovranno affrontare tariffe e altri ostacoli per la prima volta in 45 anni.

Il piano di Johnson sembra aver attinto agli insegnamenti tratti dagli ultimi sei mesi di negoziati con l’Ue per il divorzio e si basa su alcuni paletti: fissare una scadenza, fare chiare richieste e assicurarsi di avere un Governo unito a Londra attorno alla strategia di negoziazione.

Dopo il grande trionfo elettorale a dicembre, Johnson ha escluso di estendere oltre quest’anno il cosiddetto periodo di transizione – che avrebbe potuto prolungare di due anni – durante il quale le relazioni tra le due parti rimarranno invariate.

La scadenza stretta “rafforza la nostra posizione negoziale”, ha detto alla Camera dei Comuni il 20 dicembre, spiegando che “non ci sarebbe nulla di più pericoloso per il nuovo futuro che vogliamo costruire che consentire la possibilità di estendere” la transizione.

Johnson ha detto che il Governo intende giocare pesante in altre aree, spazzando via le richieste europee sul fatto che il Regno Unito garantisca un elevato livello di allineamento con le leggi dell’Ue, nonché gli standard che il blocco ha fissato in ambiti come la protezione ambientale, del lavoro e sociale. Il premier ha detto ai legislatori che non ci sarà alcun allineamento con le norme dell’Ue. Funzionari europei hanno però avvertito che questo potrebbe mettere in pericolo persino un accordo commerciale di base.

A Bruxelles i funzionari hanno una visione molto diversa sulla strategia negoziale di Johnson: vedono l’accordo sulla Brexit come il risultato della volontà del premier britannico di superare le proprie linee rosse.

Le sue concessioni, sulla definizione di una frontiera doganale nel Mare d’Irlanda e la possibilità per Belfast di seguire la maggior parte delle normative dell’Ue per evitare i controlli alle frontiere, sono arrivate quando Johnson è stato bloccato politicamente sulla scena domestica e il tempo a Bruxelles stava per scadere.

Nonostante Johnson non avrà problemi politici interni in futuro, molti nell’Ue pensano che la corsa del leader britannico per un accordo sarà contro gli interessi del Regno Unito.

“Capisco perché è molto importante, politicamente, che Boris Johnson e il suo Governo non prendono in considerazione alcuna estensione”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in un’intervista il mese scorso aggiungendo però che “avere un accordo buono è anche nell’interesse del suo Paese”.

I funzionari dell’Ue stanno definendo ciò che credono possa essere realizzato nel tempo disponibile. Ciò deve includere, dicono, questioni per cui non esistono norme internazionali appropriate e in cui l’Ue non è in grado di adottare misure unilaterali che possano facilitare la cooperazione dopo l’uscita del Regno Unito.

Funzionari dell’Ue hanno informato gli Stati membri che ciò includerà un accordo commerciale di base sulle merci per evitare che le due parti ricadano sulle norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, cosa che, tra le altre conseguenze, condurrebbe a tariffe sulle importazioni dal Regno Unito.

I funzionari europei avvertono che la maggior parte degli accordi commerciali viene effettuata nel contesto di una crescente convergenza di norme e standard. Progettare un’intesa unica nel suo genere a cui al Regno Unito è permessa una divergenza crescente e potenzialmente illimitata nel tempo può essere troppo impegnativa, specialmente negli 11 mesi a disposizione.

Qualsiasi “accordo di libero scambio deve prevedere condizioni di parità su norme, aiuti di Stato e questioni fiscali”, ha detto il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier.

Oltre al commercio, sarebbe anche necessario un accordo sulla cooperazione in materia di sicurezza, sulle regole di estradizione e l’accesso alle banche dati sulla sicurezza e sulla criminalità, che non sono disciplinate dalle norme internazionali. Sarebbe inoltre necessaria un’intesa sulla governance per determinare in che modo verranno prese le decisioni future, per verificare il rispetto delle regole e la risoluzione delle controversie.

Funzionari europei sostengono che raggiungere questo obiettivo in 11 mesi significherà basare i negoziati su uno degli accordi commerciali esistenti dell’Ue – con Singapore o con il Canada – e apportare gli opportuni adeguamenti. Non c’è tempo, dicono, per una nuova intesa su misura per il Regno Unito.

Accordi su altre questioni tra cui dati, trasporti ed energia potrebbero essere definiti, su questa struttura di base, in un secondo momento. L’intesa iniziale potrebbe entrare in vigore in via provvisoria mentre entrambe le parti – compresi tutti i governi dell’Ue, il Parlamento europeo e alcuni parlamenti regionali – ratificheranno l’accordo.

cos