Condoni, valgono 7 miliardi le multe ancora da pagare

Il decreto crescita con la sanatoria numero 12 targata M5S-Lega completa il mosaico delle «definizioni agevolate» ed estende ai quasi 5mila Comuni fuori da Equitalia la possibilità di chiudere gli arretrati locali senza pagare interessi e sanzioni. Più di Imu e Tasi, a gonfiare i conti in sospeso fra cittadini e Comuni sono le multe che gli italiani «si dimenticano» di pagare. Si tratta di pochi spiccioli meno di 7 miliardi di euro, 110 euro ad abitante, bambini e anziani compresi. Ma come tutte le medie, il dato nasconde situazioni molto diverse fra loro. E basta spalmare i numeri sul territorio per far risaltare il protagonismo assoluto di Roma. Nei conti della Capitale, alla casella «arretrati» della voce «proventi dall’attività di controllo e repressione delle irregolarità» c’è scritta una cifra-monstre: 2.028.914.264,78 euro. Due miliardi abbondanti, 680 euro per ogni residente. Sei volte sopra la media italiana.

I residui attivi
La nuova sanatoria non farà pulizia di questa eredità di entrate mancate, che si alimenta di anno in anno. Per capirlo basta fare due calcoli. I cittadini “pentiti” arrivati allo sportello con la prima rottamazione delle cartelle, avviata dal governo Renzi con un meccanismo riprodotto in modo fedele da Gentiloni nel 2017 e ora dall’Esecutivo Conte, hanno versato 480 milioni di euro fra Imu, Tasi, altri tributi locali e, appunto, multe. Allargando l’orizzonte ai Comuni che affidano le entrate a società in house o concessionari privati, il conto sale intorno ai 700 milioni. Anche perché con Equitalia la «rottamazione» è automatica, nel senso che scatta insieme alla regola nazionale; negli altri enti sono i consigli comunali a decidere se aprire ai propri cittadini le porte della sanatoria. E spesso non lo fanno. Anche perché gli arretrati, «residui attivi» nel linguaggio della contabilità, possono fare comodo per tenere in piedi i bilanci anche se la cassa langue.

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