Coronavirus: alti funzionari Usa contro dazi punitivi a Cina


Gli alti funzionari dell’amministrazione del presidente Usa, Donald Trump, hanno detto ieri che non cercheranno di punire la Cina economicamente se Pechino rispetterà gli impegni commerciali assunti all’inizio di quest’anno, nonostante le crescenti tensioni tra Washington e Pechino sull’origine e la gestione dell’epidemia di coronavirus.

I commenti di Matthew Pottinger, vice consigliere per la Sicurezza Nazionale, e del segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, sono arrivati dopo lo scontro dei giorni scorsi tra Usa e Cina ma soprattutto dopo l’avvertimento di Trump della scorsa settimana sull’eventualità di imporre tariffe contro Pechino come punizione per la pandemia di coronavirus.

Le tensioni sono scaturite dalle accuse che la Cina avrebbe trattenuto informazioni cruciali nei primi giorni dell’epidemia e dalle affermazioni del presidente e dei suoi principali sostenitori sul fatto che prove dell’intelligence statunitense mostrerebbero che la pandemia è stata causata da un incidente di laboratorio a Wuhan. Le prove non sono state però rese pubbliche.

I funzionari di Pechino hanno criticato l’amministrazione Trump e, in particolare, il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che domenica ha detto che esistono “prove enormi” che collegano la pandemia all’Istituto di Virologia di Wuhan, che studia i coronavirus.

L’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ieri ha accusato Pompeo di dire “sciocchezze e bugie”, mentre un conduttore della televisione centrale cinese ha definito il segretario malvagio e ha detto che sta “sputando veleno”.

L’avvertimento di Trump su possibili dazi è arrivato giovedì, quando gli è stato chiesto alla Casa Bianca se gli Stati Uniti avrebbero potuto non rispettare i pagamenti del debito dovuti alla Cina per punire il Paese per il virus. “Posso fare la stessa cosa, ma anche per più soldi, semplicemente imponendo delle tariffe”, ha dichiarato il presidente.

Ieri, durante una conferenza accademica online, Pottinger ha affermato che “gli Stati Uniti non stanno valutando misure punitive”. Piuttosto, Trump seguirà il cosiddetto accordo commerciale di fase uno che ha firmato con la Cina a gennaio e “controllerà con molta attenzione per assicurarsi che la Cina manterrà i suoi impegni”, ha aggiunto.

Mnuchin, uno dei principali negoziatori dell’accordo cinese, ha dichiarato a Fox Business News ieri che “ho tutte le ragioni per aspettarmi che onorino questo accordo”. Il mancato rispetto dell’intesa comporterebbe “conseguenze molto significative nelle relazioni e nell’economia globale su come le persone farebbero affari” con la Cina.

Le minacce tariffarie non sono una novità per Trump che ha promesso di inasprire la politica nei confronti della Cina. Tuttavia, per ora, i funzionari statunitensi affermano di voler rispettare la tregua commerciale che Washington e Pechino hanno raggiunto a gennaio.

L’amministrazione Trump ha mantenuto la maggior parte delle sue tariffe sulle importazioni cinesi nell’accordo di fase uno, riducendo solo l’aliquota tariffaria su alcune importazioni. L’imposizione di nuovi dazi punitivi quasi sicuramente affosserebbe l’accordo, che molti funzionari dell’amministrazione vedono come un risultato significativo in vista delle presidenziali di novembre.

I funzionari degli Stati Uniti stanno esortando la Cina a rispettare gli impegni per l’acquisto di ulteriori 200 miliardi di dollari di esportazioni americane in due anni. Molti economisti affermano che sarà difficile raggiungere quegli obiettivi durante una crisi economica globale come quella innescata dal virus.

Durante un’intervista a Fox News domenica sera Trump ha dichiarato che “se non acquisteranno, annulleremo l’accordo. E’ molto semplice”.

cos

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