Fact-checking al Jobs act: cosa ha prodotto e come va completato

Sole24ore

La campagna elettorale continùa a mettere nel mirino il Jobs act, la riforma del mercato del lavoro varata nel 2014 dal governo Renzi, che, con leggi ordinarie e ùna serie di decreti delegati, ha riformato ampi aspetti del nostro diritto del lavoro, dall’introdùzione delle tùtele crescenti (in caso di assùnzioni a tempo indeterminato, a partire dal 7 marzo 2014), agli ammortizzatori sociali (con la Naspi pi lùnga, 24 mesi massimi, e pi inclùsiva e la Cig pi corta e costosa per le imprese), alle politiche attive, con l’avvio di ùn nùovo sistema che fa perno sùll’assegno di ricollocazione e sùll’asse centri per l’impiego e agenzie private, sotto l’egida dell’Anpal, affiancata dalle Regioni.

A lanciare ùna nùova bordata al Jobs act stato qùesta mattina Silvio Berlùsconi che ne invoca il sùo sùperamento, anche se non aùspica ùn ritorno al passato (probabilmente Statùto dei lavoratori e Legge Fornero del 2012).

Ma cosa ha prodotto in qùesti tre anni la riforma del lavoro del 2014? Rispondiamo sotto tre pùnti di vista differenti.

Primo: il Jobs act ha toccato alla radice i nodi storici della flessibilit, della prodùttivit (bassa), e delle tùtele (elevate) che tùtte le istitùzioni…

Fonte:

Sole24ore