Greggio, prezzi in calo, tagli produzione non alleviano timori su domanda


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LONDRA (Reuters) – I prezzi del petrolio sono in ribasso, con gli investitori apparentemente poco convinti che i tagli record dell’offerta possano riportare presto equilibrio nei mercati colpiti dalla pandemia di coronavirus, sebbene il calo previsto della produzione di scisto negli Stati Uniti abbia fornito un certo sostegno.

Alle 11,00 circa, i futures del Brent perdono 52 centesimi, pari all’1,64%, a 31,22 dollari al barile, dopo aver guadagnato lo 0,8% ieri. Il greggio Usa scambia in ribasso di 63 centesimi, ovvero del 2,81%, a 21,78 dollari al barile, dopo aver perso l’1,5% nella sessione precedente.

L’Opec+ ha raggiunto un accordo durante le vacanze pasquali sul taglio alla produzione di 9,7 milioni di barili al giorno (bpd) a maggio e giugno, pari circa al 10% dell’offerta globale prima dell’epidemia di coronavirus.

Ulteriori tagli alla produzione da parte degli Stati Uniti, primo produttore mondiale, e di altre nazioni al di fuori del gruppo Opec+ porteranno la riduzione totale stimata a circa 19,5 milioni di barili al giorno.

Eppure i prezzi del petrolio rimangono in calo di oltre il 50% quest’anno. “I volumi di riduzione decisi da Opec+ sono troppo bassi per contrastare il picco dell’impatto derivante dal lato della domanda”, dice JBC Energy in una nota.

Il responsabile dei mercati petroliferi di Rystad Energy, Bjornar Tonhaugen, sottolinea che l’attuazione dell’accordo internazionale senza precedenti rappresenterà una sfida logistica che richiederà almeno alcune settimane.

“Ridurre l’offerta a monte non significa semplicemente chiudere un rubinetto o premere un pulsante. Saremo sorpresi di vedere la conformità generale dell’Opec+ al 50% fino a maggio”, ha detto Tonhaugen.