Impresa “grigia”, così la mafia entra nell’economia. Sequestri per 700 milioni

Strumenti giuridici e finanziari sempre più «sofisticati» per consentire alle mafie di penetrare l’economia lecita, avvalendosi di imprenditori e professionisti compiacenti. È la fotografia scattata dalla Direzione investigativa antimafia, i cui accertamenti hanno portato – nel solo primo semestre del 2018 – al sequestro e alla confisca di complessivi 703 milioni 263mila 450 euro. Una massa di denaro sottratto alla gestione delle mafie attraverso «la modernità di un modello organizzativo che vede nel coordinamento e nella centralizzazione delle informazioni il vero punto di forza».

Strumenti giuridici per riciclare denaro sporco
Le indagini hanno potuto constatare come le mafie puntino a entrare in connessione con imprenditori e professionisti, allo scopo di indurli a entrare nel «sistema» criminale. Stando ai dati forniti dalla Dia, su un campione di 31mila 417 soggetti arrestati o denunciati per mafia tra il 2008 e il 2018, 6mila 954 sono imprenditori e 3mila 278 i professionisti. «I dati – ritiene la Dia – sono sintomatici di come le mafie abbiano adottato una vera e propria strategia imprenditoriale, investendo su imprenditori e liberi professionisti». E così, incrociando la relazione Dia (del 1° semestre 2018) con i fascicoli conclusi dalle Direzione distrettuali antimafia si scopre come l’intreccio rischi di inquinare l’economia. Dal finanziamento soci alla svalutazione degli immobili intestati alla società fino all’iscrizione a bilancio di crediti: schemi giuridici sempre più “raffinati” che entrano a far parte del metodo attraverso cui le mafie riescono a riciclare denaro ma anche a costituire fondi neri. Una rete di imprenditori e professionisti – che per estorsione ma anche perché collusi – rischia di diventare il braccio finanziario delle mafie.

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