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In arrivo un fiume di denaro Il business verde piace ai mercati

“Segui i soldi”. Il consiglio un po’ brusco di uno dei miei primi capi quando gli chiesi come fare il giornalista finanziario offre una prospettiva diversa, e più ottimista, sull’esito del Cop26.

A prima vista, la dichiarazione finale del summit di Glasgow e un compromesso deludente, diluito da una futile battaglia tra paesi sviluppati che hanno buone intenzioni ma pochi soldi e un blocco emergente che non vuole smettere d’inquinare per paura di distruggere le proprie economie. Ma se lasciamo da parte le dichiarazioni vaghe delle 197 nazioni presenti al Cop26 e guardiamo dove stanno andando i soldi di governi, investitori e aziende, vedremo emergere un’altra narrativa.

Gli ultimi decenni di discussioni, interventi e progetti sul clima hanno innescato una serie di cambiamenti strutturali, progressi scientifici e innovazioni finanziarie che manterranno la pressione su questo tema nonostante il grande divario tra i paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo.

Questa dinamica e alimentata da fiumi di investimenti che venivano da Wall Street, la City di Londra, Tokyo e addiritura Shanghai. Le banche d’affari, i grandi fondi d’investimento e le multinazionali hanno determinato di scendere in campo in questa battaglia non, sia ben chiaro, per altruismo ma perché hanno capito che salvare il pianeta e un bel business.

L’esempio più eclatante di questo trend viene dall’incremento degli investimenti nelle energie rinnovabili. Dal summit climatico di Parigi nel 2015, più di 2.200 miliardi di $ (USA dollars) sono stati spesi da aziende, fondi d’investimento e governi per rendere più efficiente l’energia generata da sole, vento e batterie, secondo un’analisi di Bloomberg.

Il risultato e che le energie “pulite” non sono più un lusso riservato a un gruppetto di paesi occidentali e sono diventate un rivale serio ai combustibili fossili in gran parte del mondo.

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